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Inferno e Paradiso Sinti inaugura “Dante Posticipato”

PISA. È un percorso personale nei propri studi e letture, quello che racconta Walter Siti all’apertura del ciclo di incontri “Dante Posticipato”. La quattro giorni di eventi vede la partecipazione di...

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PISA. È un percorso personale nei propri studi e letture, quello che racconta Walter Siti all’apertura del ciclo di incontri “Dante Posticipato”. La quattro giorni di eventi vede la partecipazione di intellettuali e personaggi di spicco che spesso vantano un passato di studio a Pisa, come nel caso di Siti. «Cercherò di dare un’idea di ciò che Dante e la sua opera sono per me, partendo da un concetto: la nostalgia, intesa come il sentimento verso qualcosa che non può più essere», inizia Siti. Ne segue un excursus che dalla letteratura francese dell’800 arriva fino a Pasolini e agli studi di Marco Santagata. «A colpirmi maggiormente di Dante e la sua opera sono il realismo delle rappresentazioni e lo sperimentalismo. A ciò si aggiunge la capacità dantesca di strutturare un testo secondo più livelli di significato, cosicché il realismo delle immagini è supportato da una tela di significati più profondi», spiega il professore.

Il percorso di scoperta di Dante è per l’intellettuale milanese segnato da diverse tappe, corrispondenti all’incontro con alcuni autori. Egli ricorda Clizia, la “donna angelo” di Montale che molto deve alla Beatrice del poeta fiorentino. Siti si sofferma su Pascoli, il quale ha saputo infondere ai propri versi la medesima mescolanza di stili che caratterizza anche l’opera dantesca; inoltre, l’autore dedicò particolare attenzione al viaggio dantesco tanto da affermare «è un viaggio che possiamo ricordar di aver fatto da fanciulli». Ma è proprio la letteratura contemporanea, così importante per la scoperta di Dante, a demarcare la più grande differenza con il poeta fiorentino, come Siti afferma: «La visionarietà degli autori letterari odierni è caratterizzata dall’ambiguità e dalla mescolanza di elementi di Inferno e Paradiso, come si nota in alcuni passi di Pasolini o Moresco. Per Dante le due cose erano ben distinte e la sua visionarietà è data dalla capacità di fondare il realismo della sua opera su concetti e valori più profondi. Da questa differenza profonda deriva la nostalgia per una sensibilità ormai lontana dalla nostra», conclude Siti.

Luca Della Maggiora

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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