Il presidio
Casa per artisti, cantiere fantasma alle Piagge
La fine dei lavori era prevista a novembre ma la ditta è in crisi: tutto bloccato. Doveva attrarre giovani creativi dal mondo
PISA. I secchi per la calce quasi ovunque annegano in una pozza di melma gialla e maleodorante. Certo, ci sono i tubi arancioni per la costruzione degli impianti idraulici, e ci sono le lastre di marmo o forse travertino ancora appoggiate sui bancali in pellet per adornare i pavimenti. Ma il cantiere sembra sia stato appena aperto e poi subito abbandonato, abitato solo dai clochard che ne sono diventati gli unici e saltuari frequentatori.
Non ci sarebbe nulla di strano: una pausa o un intoppo burocratico nella vita di un progetto possono capitare. Solo che quest’acqua ristagna nei secchi da mesi. La terrazza è invasa da fronde secche e rifiuti, sotto cataste di laterizi, tondini di rame, tavolacce, teli di nylon, reti strappate, resti di ponteggi mai montati. La palazzina è fasciata da teli verdi e impalcature. I pannelli di compensato sono ormai i giacigli preferiti dei disperati che qui trovano un rifugio per la notte, come lo è diventato il bar al servizio del museo. Quello chiuso quasi subito per una controversia fra il gestore e il Comune, e ora invaso da rifiuti, un ombrello gettato a terra, un telo rosso sul bancone, uno sgabello malandato, le porte rotte, fili penzolanti. Tracce di operai, però, zero.
E allora vien da pensare che forse sia tutto così da sempre, perché nessuno sa di preciso quando la Macchia Srl sia entrata in crisi trasformando la costruzione della residenza per artisti vicino al Centro espositivo per le arti contemporanee Sms in un progetto fantasma.
Il Comune aveva affidato i lavori alla ditta di Collesalvetti a giugno scorso. Un appalto da 450mila euro: 60% di finanziamento regionale, il resto pagato dall’amministrazione. Sulla carta, doveva diventare una dimora per accogliere giovani creativi da tutto il mondo, e offrire loro una casa-atelier vicina al luogo in cui avrebbero messo in mostra ciò che realizzavano sul posto. Il sogno bohmienne a portata di mano. Negli spazi adiacenti al Centro d’arte contemporanea dovevano nascere due monolocali-laboratorio, un laboratorio puro 30 mq, due spazi multifunzionali al primo e al secondo piano da 50 mq ciascuno e all’aperto, collegata all’ingresso dei giardini, una grande area da 500 metri quadrati utilizzabile sia per creare che per esporre i lavori. Un museo in eterna genesi e mutamento, a seconda dei periodi di permanenza degli ospiti. Insieme alla biblioteca e alla piazza di San Michele degli Scalzi, spesso utilizzata come palcoscenico di performance e spettacoli, il polo delle Piagge doveva diventare un unicum italiano.
Oggi realtà di questo tipo caratterizzano le offerte culturali delle amministrazioni statunitensi, di Londra, Berlino e molte città scandinave, ma da noi sono quasi chimere.
«Pisa ne avrà una a novembre 2015», promise l’amministrazione di Marco Filippeschi. «Faremo ripartire il cantiere a luglio», ha dovuto annunciare venerdì il sindaco inaugurando la fiera nel quartiere. Ma anche su questa nuova scadenza non ci sono certezze.
La ditta è piombata in una procedura di concordato. E sul viale delle Piagge si è bloccato tutto. «Era già partito l’iter per la risoluzione del contratto ma il curatore fallimentare ha autorizzato la cessione del ramo d’azienda - spiega l’assessore Andrea Serfogli - Se la nuova ditta dimostrerà di avere le carte in regola per ripartire, i tempi saranno molto rapidi, altrimenti dovremo affidare i lavori all’azienda giunta seconda nella graduatoria della gara».
E allora la residenza per giovani artisti bohemienne resterà un sogno ancora per un bel po’.
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