Il presidio
Traffico di droga: business di famiglia
La polizia arresta 19 persone, molte imparentate tra loro. Sequestrata una tonnellata di hashish, interrotto flusso dal nordafrica
PISA. Dall’arresto di un incensurato 21enne, nullafacente, che girava su un’Audi A3, sono risaliti al padre. E, tra intercettazioni e pedinamenti, le gesta del capofamiglia poco alla volta hanno dato forma a un’“azienda” specializzata nel traffico di droga con volumi d’affari a sei zeri che è stata chiusa dalla polizia con arresti e denunce.
“Family & Co” . È stata battezzata “Family & Co” l’operazione della squadra mobile di Pisa coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze che dal novembre 2014 all’agosto 2015 ha tolto dal mercato degli stupefacenti una tonnellata di hashish e 2 chili di cocaina. Uno sforzo investigativo tradotto in undici arresti in flagranza di reato nel corso dell’inchiesta al termine della quale ieri c’è stata l’emissione di 8 misure di custodia cautelare, quattro in carcere e quattro ai domiciliari (ma quattro sono ancora ricercati) disposte dal gip Erminia Bagnoli su richiesta del pm, Eligio Paolini. Una quindicina le perquisizioni, dieci tra auto e furgoni i mezzi sequestrati.
Gli arrestati. Questi i nomi degli arrestati diffusi dalla questura: Siham Ben Haroual, donna; Hafedh Zoghbi; Hamza El Youssoufi; Adil Mihai; Abdellah Mhalhal; Mohamed Siflitihada; Salah Kibir, Abdelmajid My El Youssoufi. Il nome dell’operazione fotografa ragione sociale e origine dell’impresa a conduzione familiare con ramificazioni a Livorno e Firenze. Secondo l’accusa al vertice dell’organizzazione - si procede per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di hashish e cocaina - c’era Abdelmajid My El Youssoufi, 44 anni, marocchino, domiciliato a Pontedera e formalmente titolare di una ditta attiva nell’edilizia a Santa Maria a Monte. Quando i poliziotti sono andati a prenderlo, il suo cane, un pitbull, ha aggredito un ispettore, ma senza ferirlo.
L’organizzazione. Gli altri ruoli in organico erano distribuiti tra figli, fratello e cognato. In appoggio altri connazionali residenti tra Pisa e la Valdera. O erano parenti o amici di cui potersi fidare, come quello residente a Livorno che in un garage in affitto teneva lo stupefacente da smerciare nel Livornese. A dettare gli ordini era El Youssoufi il cui referente in Marocco - per lui partirà un mandato di cattura internazionale - aveva il compito di reperire la droga e curarne il trasporto come fosse un qualunque spedizioniere di merci.
Le indagini. È stato il capo della squadra mobile Rita Sverdigliozzi a illustrare genesi ed epilogo dell’inchiesta. «Avremmo potuto andare avanti, ma sarebbe stato troppo dispersivo e quindi abbiamo deciso di intervenire» ha chiarito la funzionaria. All’indagine hanno collaborato le questure di Livorno e Mantova, città dove uno degli arrestati si era trasferito da poco, commissariato di Pontedera, la Direzione centrale per i servizi antidroga di Roma e il reparto prevenzione crimine di Firenze.
Il primo arresto. L’anomalia della quantità, e il modo in cui era stata occultata la droga nell’auto di un giovane marocchino, ha indirizzato i segugi della narcotici verso la pista capace di aprire scenari da narcotrafficanti. Osama El Youssoufi, 21 anni, disoccupato, nel novembre 2014 fu trovato a Cisanello con 13 kg di hashish, e uno di cocaina, oltre a 2000 euro: tutto occultato in cassetti ricavati nella sua Audi A3. Troppo ingegno per un piccolo spacciatore. La curiosità è diventata indagine. Osama è il figlio di Abdelmajid, considerato il capo dell’organizzazione. Mettendo sotto la lente padre e figlio, gli investigatori hanno fatto emergere la filiera della “Family & Co” scoprendo un business che per vastità e cura nei dettagli poteva essere equiparato a una piccola industria. La polizia stima che la droga sequestrata avrebbe potuto fruttare almeno 5 milioni di euro con lo smercio di circa 6 milioni di dosi.
Maxi-sequestri. Dopo quello del novembre 2014 altri arresti hanno scandito le tappe dell’inchiesta. Sono stati fatti passare per episodi isolati, ma in realtà erano legati al filo rosso dell’operazione conclusa ieri. Due su tutti: 512 kg di hashish sequestrati al porto di Genova a una marocchina che in auto aveva anche la figlia piccola; 330 kg, sempre di hashish, trovati su un’auto a Castelfranco di Sotto a una coppia con due figli a bordo. Ma anche a Firenze con 250 grammi di cocaina e a Livorno con un kg di hashish. Frammenti di un’inchiesta con una caratura da traffico internazionale.
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