Italia
Carlo Colombo, la difesa dei posti domani approda al Ministero
PISA. Entrerà nel vivo domani la vertenza della Carlo Colombo spa, l'azienda leader nel mercato nazionale ed internazionale dei semilavorati in rame che la proprietà (la società è controllata dalla...
PISA. Entrerà nel vivo domani la vertenza della Carlo Colombo spa, l'azienda leader nel mercato nazionale ed internazionale dei semilavorati in rame che la proprietà (la società è controllata dalla Jv Copper spa, una joint venture paritetica tra Glencore Internation, multinazionale anglo-svizzera dell'industria estrattiva, e un gruppo di banche) ha deciso di chiudere, attivando le procedure di mobilità per i 68 dipendenti impiegati nello stabilimento di Ospedaletto.
Società, sindacati, Rsu e i rappresentanti delle istituzioni locali si ritroveranno nelle sedi del ministero dello Sviluppo Economico per un tavolo di confronto richiesto dalla Regione Toscana. I rappresentanti dei lavoratori hanno inoltre chiesto la convocazione di un incontro alla società (come previsto dalla procedura di mobilità) che dovrebbe tenersi nella sede dell'Unione Industriale nei prossimi giorni. L'obiettivo è convincere l'azienda con sede legale a Pizzighettone (dove c’è anche un secondo stabilimento che impiega oltre 140 dipendenti) a fare un passo indietro. «Chiederemo il ritiro della procedura di mobilità e l'elaborazione di un nuovo piano industriale che preveda il mantenimento del sito industriale di Pisa», specifica Raimondo Feliciano della Fiom-Cgil. Richiesta che andrà a scontrarsi con la decisione della Carlo Colombo di spegnere per sempre il forno per la fusione del rame e i macchinari per la sua lavorazione (giustificata con «la crisi economica internazionale degli ultimi anni, la costante e progressiva concorrenza e l'aumento del costo dell'energia che hanno causato una forte riduzione della marginalità») e le attuali politiche di mercato del rame, orientate a diminuire la produzione per far innalzare i prezzi.
Mettere sul mercato lo stabilimento o eventualmente trasformare l'attività dopo un periodo di formazione dei dipendenti, le alternative alla chiusura che i sindacati metteranno al centro della discussione al ministero «insieme - prosegue la Fiom - ad ogni altra possibile soluzione per mantenere attivo lo stabilimento e salvare i posti di lavoro». Prosegue intanto ad oltranza il presidio degli operai all'interno del sito produttivo di via Bellatalla.
L'intento è di evitare eventuali colpi di mano della società e un possibile trasferimento di mezzi, macchinari e delle nuove tecnologie impiegate a Pisa nello stabilimento industriale lombardo.
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