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«Il mio erede? Se non sa leggere i conti sono guai»

PISA. Non designa un erede, almeno non con nome e cognome. Ma per il rettore Massimo Augello il suo successore dovrà «saper leggere i conti». Chi vuole diventare rettore di un’università italiana...

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PISA. Non designa un erede, almeno non con nome e cognome. Ma per il rettore Massimo Augello il suo successore dovrà «saper leggere i conti».

Chi vuole diventare rettore di un’università italiana oggi, dice, «non deve essere necessariamente essere un economista» (come lui) «ma deve essere qualcuno che capisca un bilancio, altrimenti rischia di non sapere dove si trova e di fare grandi errori, come è avvenuto in passato, quando si è rinunciato ad alcune posizioni da ricercatore che invece potevano essere salvate».

La ricetta giusta? Ecco, se non proprio un modello, la sua è certo un esempio. E qual è il segreto del successo finanziario dell’ateneo? «Non ce n’è solo uno - dice Augello - I tagli agli sprechi e la tenacia nel rivoltare come un calzino le norme nazionali per rastrellare tutte le risorse possibili sono alcune soluzioni. Ma anche tanta accortezza. In questi cinque anni abbiamo accantonato molte risorse, prevedendo momenti difficili e imprevisti. Ad esempio avevamo messo da parte 11-12 milioni presumendo di dover pagare al personale gli scatti di anzianità arretrati. Non dovremo farlo, e ora con quei soldi potremo fare le assunzioni».

O ancora: «L’anno scorso avremmo potuto chiudere il bilancio con 25 milioni di utili, ma decidemmo di accantonarne una parte, così ad esempio, nonostante i tagli, i fondi per la manutenzione e le ristrutturazioni sono aumentati di 15 milioni rispetto al quinquennio precedente. Ed è per l’oculatezza nella gestione dei conti che dei 91 milioni impiegati per l’edilizia, ben 37 abbiamo potuto ricavarli dal nostro bilancio». E a chi lo accusa di essere entrato a gamba tesa nella campagna elettorale per la successione a Palazzo alla Giornata con una manovra che sterilizzerà il voto, lui ribatte sorridendo: «In Cda qualcuno me lo ha chiesto: “Rettore, ma chi verrà dopo di lei potrà fare qualcosa?”. E io ho risposto di stare tranquilli, perché da parte lascio altri 20 milioni. Con quelli chi mi succederà potrà fare la manovra che vuole».

(m.n.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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