Lettera choc: «Cessiamo l’attività a Pisa»
Da ieri avviato il presidio nello stabilimento di Ospedaletto: circa settanta dipendenti in lotta per non perdere il lavoro
PISA. I cartelli che avvisano dell'obbligo di usare le cuffie per proteggersi dai rumori assordanti suonano come una beffa per i circa settanta operai della Carlo Colombo spa, azienda leader nel mercato nazionale ed internazionale dei semilavorati in rame che la proprietà ha deciso di chiudere a conclusione di un lungo percorso di crisi, licenziando l'intera forza lavoro.
Da cinque mesi nello storico stabilimento di via Bellatalla regna un silenzio assordante. Ai macchinari spenti si è aggiunto il silenzio del consiglio di amministrazione della società con sede legale a Pizzighettone (dove impiega 144 dipendenti), travolto dallo scontro interno che si è consumato tra la Glencore, multinazionale anglo-svizzera dell'industria estrattiva, e un gruppo di 16 banche, di cui quattro azioniste.
La prima, che ha acquisito la maggioranza dell'azienda dopo aver partecipato ad un precedente percorso di crisi, dopo il fallimento del primo piano industriale elaborato alcuni anni fa per cercare di rilanciare l'attività, avrebbe preferito intraprendere un nuovo percorso per cercare di rivitalizzare la produzione. Su questo, che prevedeva una ricapitalizzazione di circa 70 milioni di euro e uno stop alle attività dello stabilimento di Pisa di 12 o 24 mesi, ha prevalso la linea degli istituti di credito (la minoranza del pacchetto azionario) intenzionati invece ad avviare una procedura fallimentare o, in alternativa, a ridurre al minimo le attività mantenendo attivo il solo sito di Pizzighettone e cercare di recuperare il più possibile dalla vendita dello stabilimento pisano e dei suoi macchinari. La rabbia, mista a delusione, dei dipendenti - dal 2009 in regime di solidarietà o in cassa integrazione - si è manifestata ieri mattina con un presidio all'esterno del sito industriale. Insieme ai rappresentanti sindacali hanno affisso numerosi striscioni di protesta sul cancello dal quale fino a qualche mese fa transitavano decine di tir al giorno. Durante la protesta, la società ha ufficializzato con un fax quello che la scorsa settimana l'Unione Industriale ha comunicato informalmente ai sindacati: chiusura del sito produttivo e la messa in mobilità di tutta la forza lavoro.
«La Carlo Colombo spa - si legge nella nota informativa inviata ai rappresentanti dei lavoratori - comunica l'apertura di una procedura di riduzione di personale per cessazione dell'attività produttiva del proprio stabilimento di Pisa». Alla base della drastica decisione «motivi tecnici, organizzativi e produttivi per i quali si ritiene di non poter adottare misure idonee a porre rimedi».
«La Carlo Colombo - prosegue la comunicazione - è stata pesantemente colpita dalla crisi economica internazionale degli ultimi anni, che ne ha fortemente compromesso i risultati, in termini di volumi produttivi e di fatturato. A fronte di un mercato a crescita nulla, ha iniziato a subire una costante concorrenza che ha portato ad una progressiva riduzione sia dei volumi venduti che dei prezzi di vendita che, unitamente all'aumento del costo dell'energia, hanno generato una forte riduzione della marginalità».
Sette pagine inviate via fax per mettere fine ad una storia iniziata nel 2002 con la Colata Continua Pisana, nata dalle ceneri delle ex Fonderie Pisane, nel 2009 inglobata nella Carlo Colombo e proseguita con numerosi investimenti sul sito pisano. Gli ultimi si sono concentrati tra il 2014 e il 2015 per l'ammodernamento e la messa in sicurezza della catena produttiva con oltre un milione di euro di interventi. Una battaglia lunga, ma soprattutto in salita, quella che si preparano ad affrontare i dipendenti, i sindacati e le istituzioni per difendere i posti di lavoro e uno dei principali siti industriali del territorio. Il primo passo è stato compiuto dalla Regione Toscana che, su impulso del Comune di Pisa, ha chiesto al ministero dello Sviluppo Economico la convocazione di un tavolo. Parallelamente partirà la vertenza sindacale, mentre gli operai continueranno a presidiare lo stabilimento e non è esclusa la proclamazione dell'assemblea permanente all'interno del complesso industriale per impedire alla proprietà di dismettere il sito e trasferire parte dei macchinari e delle nuove tecnologie impiegate a Pisa nello stabilimento di Pizzighettone.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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