Il Tirreno

Pisa

Torna ad allattare grazie all’agopuntura

di Renata Viola
Torna ad allattare grazie all’agopuntura

La storia a lieto fine di Anna, costretta a due interventi chirurgici dopo il parto che le avevano fatto perdere la montata

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PISA. Ognuno di noi almeno una volta nella vita si è trovato di fronte a una missione impossibile. Ma il coraggio e la determinazione hanno fatto la differenza. Se si tratta di una mamma poi, non c'è da stupirsi.

Per Flavia Casarosa, trentaseienne avvocato pisano, la sfida è stata di riuscire ad allattare al seno il suo secondo figlio, Jacopo, a dispetto di un intervento chirurgico importante a pochi giorni dal parto, quando ormai del latte materno non c'era più traccia. E ha vinto, affidandosi all’agopuntura.

«Il motivo per cui voglio raccontare la mia storia- ha esordito Flavia- è dare speranza a molte donne che si trovano, loro malgrado, a rinunciare a questo momento privilegiato con il loro bambino. In un mese io ho vissuto un vero e proprio tsunami , ma posso dire di avercela fatta. Mentre tutti mi consigliavano di pensare a me e di non preoccuparmi, ho lottato e vinto. Ora Jacopo prende solo il mio latte e gli basta eccome».

Ma iniziamo con ordine. Già mamma di Anna, che ora ha due anni e mezzo, Flavia, insieme al marito Tommaso, decide che è arrivato il momento di allargare la famiglia. Tutto procede bene fino all'ottavo mese di gravidanza, quando dei forti dolori alla testa, con nausea, impongono degli accertamenti specifici. Tutto accadeva nei primi giorni di febbraio, gli esami rilevarono che c'era sicuramente qualcosa da approfondire, ma gli stessi esami sarebbero stati nocivi per il feto. Per poter indagare a fondo si decide un cesareo d' urgenza alla trentottesima settimana e dopo un'anestesia generale viene alla luce Jacopo. «Alle sei del mattino successivo ho preso le prime pillole per inibire la montata lattea - ha ricordato Flavia. Controvoglia, perché per me non allattare mio figlio rappresentava una debacle, ma in vista di un possibile intervento proprio non potevo. Mentre il bimbo veniva accudito al nido del Santa Chiara, io venivo trasportata d'urgenza a Cisanello dove venivo sottoposta a risonanza con contrasto. Nella settimana che seguì non so quante volte ho fatto la spola tra i due ospedali, in ambulanza. Il personale del Santa Chiara dove ero ricoverata si è preso cura di me e di mio figlio con professionalità e affetto, lasciandomi tenere il bimbo in camera quando tornavo. Tuttavia Jacopo aveva già cominciato a prendere il latte artificiale, sebbene io covassi ancora l'idea di poter tornare ad allattarlo».

Dagli esami all'intervento alla testa, durato dieci ore nel reparto di Neurochirurgia 2 diretto dal dottor Riccardo Vannozzi , il passo fu breve. A dieci giorni dal parto, una nuova anestesia, un nuovo delicato intervento. «Per fortuna tutto è andato per il meglio, ma comunque sono state necessarie undici ore di terapia intensiva e poi diversi giorni di subintensiva».

«Per otto giorni non fui in grado di vedere Jacopo, rimasto al nido del Santa Chiara. Il 24 febbraio fummo entrambi dimessi e potemmo far ritorno a casa. Dopo una settimana a letto le mie forze erano pari a zero e non riuscivo neanche a prenderlo in braccio. Ma il desiderio di allattarlo, poiché fortunatamente non avevo preso alcun farmaco, era intatto».

E così Flavia contatta le ostetriche Katia e Vanna, dell'ambulatorio dell'allattamento del Santa Chiara, e insieme decidono di provare ad attaccare il bimbo nuovamente al seno. Ma senza successo. Certo a un mese dalla nascita era un'impresa. «Poi - confessa Flavia - ho tentato il tutto per tutto e mi sono rivolta a un medico anestesista e agopuntore, Filippo Bosco. Anche lui era scettico - diceva che era passato troppo tempo - ma io ho insistito, sebbene di agopuntura avessi solo letto su Internet, insomma mai sperimentata di persona. Sono andata da lui quattro volte: a partire dalla seconda seduta è arrivato il colostro, poi grazie a pasticche omeopatiche e un farmaco non specifico, che come effetto collaterale si è scoperto stimolare proprio la secrezione lattea, è avvenuto il “miracolo”. Ho ricominciato ad allattare Jacopo fin dal 13 di marzo, a un mese dal parto, e sono felicissima. Non solo il latte è ritornato copioso, ma per me la vita si è semplificata: amo la praticità e, sebbene sia faticoso, cosa c'è di più pratico di essere sempre pronta?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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