Il Tirreno

Pisa

«Renzi, sciogli l’ambiguità: dove vuoi portare il Pd?»

di Francesco Loi
«Renzi, sciogli l’ambiguità: dove vuoi portare il Pd?»

Il deputato: «Ci faccia capire se pensa davvero ad una trasformazione centrista Poi trarremo le conseguenze delle sue mosse sia a livello nazionale che a Pisa»

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PISA. «Renzi decida da che parte vuole portare il Pd. Poi trarremo le conseguenze. Sia a livello nazionale che a Pisa». E’ quello che in sostanza dice il deputato Paolo Fontanelli, mentre il Partito democratico si avvia a snodi fondamentali come il referendum costituzionale. La sinistra guarda con una certa apprensione alle mosse “centriste” del premier e non lo nasconde. E ora vuole una risposta alla domanda-chiave: dove va il Pd?

On. Fontanelli, si possono intanto trarre indicazioni sul grado di “appeal” del governo Renzi dal referendum sulle trivelle?

«L’esito del referendum non ha indebolito il governo. Diverso sarebbe stato in caso di raggiungimento del quorum. Ma era una cosa davvero improbabile. Forse l’appello all’astensione ha anche aumentato il numero di coloro che sono andati alle urne… A questo governo, comunque, non ci sono alternative credibili».

Ma secondo lei questo governo come se la passa?

«Il problema è che si avverte un crescente divario tra il cambiamento annunciato come marchio del governo Renzi e la realtà delle cose. Il malessere sociale è causato da una crisi economica che continua ad incidere, anche a causa di fattori che vanno fuori dall’Italia. Si fatica a vedere una ripresa dei consumi. Sono passati due anni ormai dall’insediamento del governo. Comincia ad essere un periodo non breve. E si denota un certo fiatone. Speriamo di trovare presto la strada giusta, ma resta difficile parlare di ripresa. Siamo in una fase di stagnazione, scenario che fa a pugni con l’idea di un cambiamento in atto».

Il referendum costituzionale sarà il vero snodo della leadership Renzi?

«Lo dice lo stesso Renzi. Sicuramente è un passaggio importante, ma prima ci sono le amministrative nelle metropoli italiane e in altre città di primo piano. Un’occasione dalla quale si potrà senza dubbio capire il clima politico nel Paese. Poi il referendum. Mi auguro che il percorso di avvicinamento sia affrontato dal Pd con un intento inclusivo, che guardi a chi ha dubbi e perplessità sulla riforma. Spero che la linea sia quella del dialogo evitando di mirare ad un plebiscito secco, sì o no».

A seconda dell’esito del referendum ritiene probabile la mossa delle elezioni anticipate?

«Negli ambienti politici si dà quasi per scontato lo svolgimento delle elezioni politiche nel 2017. Se passa la riforma, Renzi ha interesse a capitalizzare il risultato il prima possibile. Anche se vedo in questo una contraddizione: si ripete spesso che la stabilità è fondamentale per fronteggiare la crisi, però le elezioni anticipate sono soprattutto un fattore di instabilità».

Cosa non la convince di Renzi?

«Ne riconosco capacità ed abilità. Ma quelli che, come me, si riconoscono nella sinistra del partito non possono che notare un’ambiguità su un punto politico centrale. La domanda che poniamo è: il Pd è un partito destinato a restare nell’alveo del centrosinistra come visione di fondo, rispettando le aspettative su cui si è basata la sua nascita, nel solco dell’Ulivo, oppure si lavora per uno spostamento più centrista? Capisco che bisogna strappare voti altrove, ma non perdendoli a sinistra. Un segnale lo abbiamo avuto con la grande crescita dell’astensionismo nelle regioni rosse alle più recenti consultazioni elettorali. Se si sposano politiche combattute prima, quando venivano proposte dal centrodestra, e che non hanno al centro la lotta alle diseguaglianze sociali, allora vedo un pericolo».

E dunque cosa si aspetta dal premier/segretario nazionale del Pd?

«Chiediamo a Renzi di sciogliere questa ambiguità. Se il Pd diventa un partito centrista si snaturano le ragioni di fondo della sua nascita. Sia chiaro che Renzi non è diventato segretario con un colpo di Stato, ha vinto legittimamente il congresso, anche (se non soprattutto) per gli errori commessi dalla sinistra. Però, nel ragionare su questi errori, la sinistra non deve disimpegnarsi o farsi da parte. Vedo in giro molto scetticismo che rischia di trasformarsi in indifferenza».

Un discorso che vale anche per la realtà di Pisa?

«Certo, lo avverto anche in una città come la nostra, che è sempre stata vivace a livello di dibattito politico per la presenza di un ampio ceto intellettuale. Oggi invece si vedono meno spazi di discussione e meno spinte al confronto. Dico però che la sinistra non deve abbandonare il campo, e questo è il significato dell’impegno di SinistraDem. Ma nemmeno deve assecondare tutto quello che le viene proposto. Per quanto mi riguarda cerco di promuovere iniziative aperte di discussione sui temi caldi della situazione politica».

Il tutto sempre all’interno del partito?

«Soprattutto, ma non solo, e peraltro fuori non vedo grandi spazi praticabili. Comunque, per stare entro i confini di una cornice unitaria, chi ha la responsabilità la deve esercitare tenendo insieme anche le preoccupazioni della sinistra. Poi vediamo cosa succederà, gli scenari sono decisamente mobili. Sia a livello nazionale che a livello pisano ne dovremo in ogni caso tenere conto».

Ecco, venendo a Pisa, la strada delle primarie per la scelta del candidato sindaco sarà obbligata?

«Penso di sì. Ritengo assai improbabile che ci sia un solo esponente del Pd intenzionato a candidarsi. Com’è improbabile che emerga una figura in grado di unire i consensi. L’esperienza di questi anni registra una tendenza alla personalizzazione della politica che porta di conseguenza ad aumentare il numero degli aspiranti».

Potrebbero esserci anche primarie di coalizione?

«Se altre liste propongono loro candidati credo sia giusto prevederle».

Il segretario cittadino Giovanni Viale ha criticato l’eccessiva concorrenza tra aspiranti candidati alla poltrona di sindaco dentro al giunta: che ne pensa?

«La concorrenza deriva da questo processo di personalizzazione, che non è per me la cosa migliore che possa accadere: un partito sta bene quando c’è un maggiore spirito collettivo e non una sommatoria di correnti che sembrano comitati elettorali. Quando il segretario pone il problema di una concorrenza dentro la giunta, credo che sia il segretario stesso sia il sindaco debbano affrontare la questione, arrivando poi ad una sintesi, per non compromettere la forza dell’esecutivo cittadino».

Ma, secondo lei, dentro la giunta ci sono energie valide per il dopo-Filippeschi?

«Le energie ci sono all’interno, come ci sono fuori. Vediamo».

L’esperienza della lista civica, affermatasi durante i suoi mandati da sindaco, può ancora giocare un ruolo?

«Ne sono convinto. Oggi c’è oggettivamente una spinta che fa crescere il ruolo delle liste civiche. A Roma, ad esempio, il candidato sindaco Giachetti sta cercando di mettere insieme liste civiche per allargare la coalizione. Questo è uno spazio che si amplia anche per effetto della crisi dei partiti e della loro credibilità. Credo che il Pd debba guardare alle liste civiche con spirito di dialogo».

In conclusione, lei come ha intenzione di entrare nella partita?

«Nel confronto politico cittadino non devo entrarci, semplicemente perché ci sono già come pisano e come deputato espressione del territorio, anche se ho il compito prevalente di occuparmi della funzione che ho in Parlamento fino alla fine della legislatura. Nel caso di elezioni anticipate dovrei fare delle valutazioni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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