Meteo
Al via la raccolta firme contro la moschea
Occorrono 1.794 sottoscrizioni per poter indire la consultazione. Ma sarà di tipo consultivo, quindi non vincolante
PISA. Potrebbe partire già la prossima settimana, o comunque nella prima decade di maggio, la raccolta firme per chiedere l'indizione del referendum cittadino sulla costruzione di una moschea a Porta a Lucca. Il Comitato NoMoschea (promotore della consultazione popolare), dopo due bocciature, ha ricevuto l'ufficialità dell'ammissibilità del quesito referendario, che pone il seguente interrogativo: “Volete voi che la particella numero 443 foglio 11, così rappresentato al catasto del Comune di Pisa, attualmente destinata a edifici per il culto, con deliberazione del consiglio comunale n.11 del 4 aprile 2013, sia destinata a verde privato?”. Il Comitato che si batte contro la realizzazione del complesso religioso chiede in pratica la cancellazione della previsione urbanistica contenuta nella scheda norma della variante relativa all'area di Porta a Lucca che destina una parte della zona a luogo di culto. Atto che ha dato il via libera alla progettazione di una moschea che sorgerà su un'area a forma triangolare di circa 4.000 metri quadri posta tra via del Brennero e via Chiarugi, già di proprietà della Comunità islamica pisana (acquistata per circa 115.000 euro).
Raccolta firme. Il Comitato presieduto da Luca Cuccu, coordinatore regionale Forza Italia Giovani, entro qualche giorno preparerà insieme agli uffici comunali i moduli per la raccolta firme e nel giro di poche settimane darà il via alla sottoscrizione, che verrà poi presentata a Palazzo Gambacorti con la richiesta di indizione del referendum.
Iter. Arrivare alla consultazione non sarà però una passeggiata. Almeno nei tempi. Il Comitato, entro quattro mesi dalla ricezione del verbale che ammette il quesito referendario, dovrà presentare all'ufficio elettorale del Comune almeno 1.794 firme (il 2,5 % del corpo elettorale, che ammonta a 71.760 elettori, come previsto dall'articolo 58 dello statuto comunale). Quota che non sembra uno scoglio insormontabile. «Pensiamo di farcela - sottolinea Cuccu -. Qualche anno fa, in poco tempo (circa un mese, ndr), abbiamo raccolto tantissime firme (1.800) per sensibilizzare su questo tema. Adesso metteremo in campo molte più energie, anche con personaggi di spicco del panorama politico, e non solo,nazionale, organizzando iniziative, incontri ed eventi». Le firme raccolte dovranno essere esaminate prima dall'ufficio elettorale e poi dal Comitato dei garanti del Comune che, in cinque giorni, dovrà certificarle e comunicare al sindaco l'ammissibilità del referendum. Nel giro massimo di quindici giorni, il primo cittadino dovrà indire la consultazione, individuando una data disponibile entro novanta giorni dal via libera del Comitato dei garanti. Perché il referendum sia valido, alle urne dovranno recarsi il 50%+1 degli aventi diritto.
Costi ed esito. Secondo quanto stabilito dallo statuto comunale, il referendum dovrà essere improntato su criteri di economicità. La consultazione non dovrà insomma pesare troppo sulle casse di Palazzo Gambacorti, ma questo dipenderà soprattutto dalla commissione elettorale che dovrà esprimersi sul numero di sezioni da istituire. Per risparmiare, potrebbe essere prevista una sezione per ogni circoscrizione. Il referendum è di tipo consultivo e quindi non vincolante. Il consiglio comunale, che sarà chiamato ad esprimersi sull'esito della consultazione popolare, potrebbe quindi non tenerne conto.
Costruzione. Previsto per la fine dello scorso anno, l'inizio dei lavori per la realizzazione della moschea, con annessi un centro culturale e di aggregazione, parcheggi e un'area a verde, è slittato «a data da destinarsi». È infatti in corso la revisione del progetto iniziale che prevedeva una sfarzosa costruzione e un minareto di circa 25 metri, la cui altezza è diventata più volte oggetto di polemiche per una possibile “concorrenza” alla Torre Pendente, e un investimento di circa cinque milioni di euro. Un costo eccessivo per la Comunità islamica pisana, costretta a rivedere le scelte puntando su un complesso religioso più modesto e appariscente dal quale scomparirà, o sarà comunque notevolmente ridimensionato, il minareto. Il progetto - affidato ad uno studio di architettura di Massa e Cozzile - dovrà essere sottoposto agli uffici tecnici della Soprintendenza e a quelli del Comune che, se risulterà conforme alle prescrizioni dettate dalla variante urbanistica, daranno l'ok alla costruzione del luogo di culto, i cui costi saranno interamente a carico della Comunità islamica pisana che potrà contare anche su risorse e finanziamenti provenienti da altri centri islamici italiani.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
