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Pisa

«Canapisa si faccia se la gente dice ok»

«Canapisa si faccia se la gente dice ok»

Mezzogiorno, il Comitato scrive a questore, prefetto e sindaco per chiedere di fare un sondaggio prima del 28 maggio

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PISA. Il loro sondaggio era stato una sentenza senza appello: il 77% dei pisani di Canapisa non ne voleva sapere, solo il 14% avrebbe accolto ancora la street parade che da anni trasforma la città in una specie di palcoscenico dell'antiproibizionismo, della vita declinata in versione freak e punk. Ora il Comitato di Mezzogiorno chiede che sia il Comune a condurre un consultazione pubblica sulla manifestazione e che la questura sospenda la decisione sul via libera fino all'arrivo dei risultati. Lo fa con una lettera inviata ieri al questore Alberto Francini, al prefetto Attilio Visconti e al sindaco Marco Filippeschi. «Il tempo per farlo c'è, basta solo volerlo. Sappiamo che gli organizzatori hanno già fatto richiesta per tenere l’evento il 28 maggio e che il corteo si terrà in concomitanza con Sport@Pisa, una rassegna che non ha nulla a che vedere con quello che succede solitamente durante Canapisa», dice Anthony Mancini, portavoce dei residenti dei quartieri Sant'Antonio e San Martino. Il “no” del comitato, spiega,non è mai stato ai principi che guidano la street parade, ma alle forme con cui si svolge: «Lo sappiamo - dice Mancini - Sporcizia, gente che orina o vomita sui marciapiedi e sui portoni, senza considerare che l'evento diventa una sorta di apriscatole della legalità, dato che in quel giorno tutto sembra concesso, anche l'illecito». Nella lettera il Comitato ribadisce la necessità di «riprendere un confronto» sull'evento e si dice contrario all'idea dell’amministrazione di organizzare in parallelo un evento pensato per bambini e giovani. In più riporta i dati del sondaggio condotto l'anno scorso su un campione di 677 persone. Fu quasi un plebiscito dei "No". Effetto di una sindrome Nimby (Not in my back yard), cioè di chi dice “fatelo ovunque ma non nel mio cortile”? Forse. I residenti ne sono convinti: lo studio «non pretende di essere esaustivo né rappresentativo scientificamente» ma «fornisce un'indicazione realistica del sentimento dei cittadini». Certo, può essere di parte, «per questo le istituzione hanno l'opportunità di promuovere una rilevazione statistica inoppugnabile», scrivono nella lettera. I cittadini, secondo il comitato, devono «essere messi in condizione di esprimersi sulla volontà o meno che la questura autorizzi ancora Canapisa». Ma un diritto costituzionale può essere subordinato a un sondaggio? Ovvio? «Fatta salva la libertà di manifestazione», secondo il comitato, «prima di autorizzarla va verificata il livello di accettazione»

Mario Neri

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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