Paura per un pugile svenuto lo soccorre un medico pisano
Al Palasport di Livorno il palermitano Bentivegna colpito al volto da un destro violentissimo Prime decisive cure sul ring da parte del dottor Virgilio Di Legge. L’atleta si è ripreso in nottata
PISA. Momenti di paura venerdì sera al PalaMacchia di Livorno nel corso dell’incontro di boxe (categoria super leggeri) tra il 34enne palermitano Giancarlo Bentivegna e il 23enne lituano Ivans Levickis. Un match che si concludeva rapidamente e in un modo che ha destato impressione. Il pugile italiano, a metà del primo round, incappava in un terribile gancio destro dell’avversario e crollava al tappeto con la testa fuori dalle corde.
Bentivegna rimaneva a terra per interminabili secondi, diventati poi minuti. Momenti drammatici, di paura, a cui il pubblico ha assistito in assoluto silenzio, oltre 2.000 persone intervenute all’interno dell’impianto attirati dall’organizzazione dei campioni di pugilato Lenny Bottai e Igor Nencioni (ex capi storici delle Bal livornesi).
A bordo ring si trovava il dottor Virgilio Di Legge, pisano, componente dello staff medico dell’Ac Pisa, medico di famiglia e specializzato in cardiologia e medicina dello sport. E’ subito salito sul ring con il medico della riunione Ezio Truppa e il dottor Andrea Giorgetti di Livorno. «Sono stati momenti drammatici, difficili da descrivere - ricorda il dottor Di Legge -. Una volta salito sul ring ho estratto il paradenti, la prima manovra che deve essere fatta nei casi in cui la persona è incosciente. Nelle situazioni di perdita di coscienza per colpi alla testa, la prima conseguenza può essere il trisma, ovvero una contrattura dei muscoli della mandibola con difficoltà o impossibilità ad aprire la bocca. Una volta accertato che, oltre al respiro, era presente il polso carotideo. e considerando la dinamica della caduta, potevamo essere di fronte ad un trauma a carico della colonna cervicale».
«Mi sono posizionato dietro la testa del pugile - prosegue Di Legge - ponendo le mani ai lati della faccia per garantire manualmente l’immobilizzazione della testa e del rachide cervicale. Con questa manovra ho potuto contemporaneamente controllare l’apertura degli occhi sia a stimoli dolorosi che a stimoli vocali».
Bentivegna non è mai andato in arresto respiratorio e cardiaco, ma è stato comunque usato il defibrillatore, come da protocollo, per misurare la funzionalità del cuore. Sottoposto a tac, dall’esito negativo, il pugile della Palestra Popolare Antirazzista di Palermo all’indomani ha posato sorridente per una foto ricordo con una tazzina di caffè tra le mani.
Il medico pisano precisa: «Il messaggio che deve passare è questo: il mio intervento sul ring, con un po’ più di informazione e pratica, possono compierlo anche persone necessariamente non medici. Sono tre semplici movimenti che possono salvare vite e che sarebbe bene pubblicizzare il più possibile». Di Legge non è nuovo a questi interventi. Nel campionato di Prima divisione, dicembre 2010, aveva soccorso il difensore Matteo Ton che, nel corso della gara Gela-Pisa, veniva colpito alla tempia da una gomitata di un avversario stramazzando al suolo: perse i sensi e smise per alcuni secondi di respirare. Verificati l’arresto respiratorio e la presenza del battito cardiaco, il medico tirò fuori la lingua del ragazzo con un dito adagiandolo sul fianco per consentirgli di rimettere. In questo modo venne rimossa l’ostruzione alle vie respiratorie. Un altro momento di paura a lieto fine.
Antonio Tognoli
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