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La fiducia nel futuro è più forte delle lacrime per Belgio e Spagna
Gli studenti Erasmus marciano fino alla Torre insieme alle istituzioni Da Pisa un unico abbraccio per le vittime di Tarragona e Bruxelles
PISA. Intorno alla Torre hanno messo lo striscione con le bandiere di Belgio, Italia e Francia. Si sono avvolti le spalle con quelle bianche e la scritta “international exchange”, il simbolo della loro generazione, lo stesso con cui viaggiavano Elena, Valentina, Lucrezia. «La stessa che oggi più di altre è minacciata dal terrore», dice Pedro, 22 anni, studente spagnolo. Da piazza dei Cavalieri a piazza dei Miracoli, 300 studenti italiani e stranieri e poi le autorità cittadine riuniti in una fiaccolata silenziosa per ricordare le vittime di Bruxelles e quelle della “strage dell'Erasmus”. Marciano anche il sindaco Marco Filippeschi, che si rivolge ai ragazzi invitandoli a «continuare a costruire l'Europa», poi l'assessore Sandra Capuzzi, il consigliere regionale del Pd Antonio Mazzeo e il sindaco di Vecchiano Giancarlo Lunardi. Ma sono pochi i pisani, sotto la Torre si radunano soprattutto i giovani.
«È stato spontaneo per noi raccogliere in un unico evento il dolore per due tragedie che colpiscono l'Europa, i suoi simboli, le sue speranze, i presupposti stessi di libertà su cui il continente vorrebbe costruire il proprio futuro», dice Dario Maesano, uno dei responsabili dell'Erasmus student network, l'associazione di studenti che raccoglie tutti i partecipanti del programma di mobilità universitaria nei vari atenei. Perché questo rappresentano Bruxelles e quelle studentesse.
La capitale europea è il cuore della Commissione, quelle giovani donne partite per poter sbocciare e che stamani invece dovremo raccogliere in una bara: una generazione di giovani in movimento nata da una delle cose migliori partorite dall'Europa, figli di un’Unione pronta a mescolare idee, visioni, a condividere ricerche, studi, speranze con i colleghi di altri paesi nella convinzione di appartenere alla stessa comunità, inclusiva, aperta, cosmopolita, ricca di opportunità. Ragazzi e ragazze convinti di poter costruire nell'Unione la propria felicità e una felicità collettiva. Le bombe del Califfato nero non sono un incidente, come lo è stata invece la strage del bus a Tarragona. Ma è certo che rendono quella generazione in viaggio ancora più indifesa, più fragile, non tanto perché spaventata dalla possibilità di un attacco, ma perché diventata orfana. Forse stamani nelle bare, insieme a Lucrezia, Elena e Valentina, atterrerà a Pisa un po' d'Europa. Quella che per rinascere dovrà imparare a non chiudersi ma a difendersi, ad essere un'Unione libera che non può concedersi la libertà di cadere nel sonno della ragione in cui la sta risucchiando il terrore.
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