Il presidio
Quasi due negozi chiusi al giorno La ripresa non c’è
A Pisa e provincia, tra gennaio e febbraio, 80 attività hanno abbassato la serranda. Solo 22 le aperture
PISA. Nei primi due mesi dell’anno, 80 attività commerciali di Pisa e provincia si sono dovute arrendere. Questo significa che la crisi spazza via un negozio e mezzo (o ristorante o struttura ricettiva o altro ancora) ogni giorno. Tra gennaio e febbraio invece le nuove aperture sono state 22: un numero che rappresenta una magra consolazione (differenza -58). La ripresa in questo variegato settore non c’è. Questo il dato più evidente che emerge dal rapporto realizzato dalla Confesercenti su iscrizioni e cessazioni delle imprese alla Camera di Commercio dal 1° gennaio al 29 febbraio scorsi. Cifre che smorzano subito i timidissimi segnali di ripresa che, soprattutto nei primi otto mesi del 2015, avevano fatto pensare ad un inizio di inversione di rotta.
Segni meno. La situazione sembra addirittura peggiorata. Se l’anno scorso alcuni comparti (ad esempio gli ambulanti o le attività legate al turismo, come strutture ricettive e somministrazione) avevano ancora saldi positivi sia in provincia che a Pisa città, i primi due mesi dell’anno vedono solo segni negativi. Tra le rarissime eccezione, una nuova concessionaria auto a Pisa che, a fronte di nessuna chiusura, porta il saldo a +1. Mentre per oggi il Comune organizza una conferenza stampa per una creperia, “La Tigre Bianca”, che apre in Borgo Largo, sotto la gestione di una coppia pisana.
Settori troppo affollati. Da qui un nuovo allarme lanciato dal direttore di Confesercenti Toscana Nord, Marco Sbrana: «Il tessuto imprenditoriale del commercio al dettaglio continua ad assottigliarsi in maniera a dir poco tragica. Il dato nazionale è sconfortante: nei primi due mesi del nuovo anno si conta una riduzione di quasi 9.000 imprese. E la nostra provincia purtroppo non fa eccezione». Al 29 febbraio le imprese del commercio al dettaglio sono 4.230, con un saldo negativo di 58 unità tra aperture e chiusure. In due mesi più di un’impresa al giorno ha abbassato definitivamente la serranda. Anche il settore turistico - intendendo bar, ristorazione e strutture ricettive - sta segnando decisamente il passo. Nella provincia di Pisa, in due mesi hanno chiuso 27 ristoranti, 8 tra alberghi e bed and breakfast e 20 bar: il saldo negativo di questi tre comparti è di meno 38 attività. A Pisa città il dato maggiormente negativo riguarda bar e ristoranti: per entrambi i settori una sola nuova apertura a fronte di 10 chiusure nella ristorazione e 7 nei bar. Saldo zero (un’apertura e una chiusura) invece per le strutture ricettive. «Questi settori - spiega Sbrana - stanno evidentemente risentendo di un affollamento commerciale frutto di una liberalizzazione che, come abbiamo sempre sostenuto, ha portato solo conseguenze negative. Soprattutto bar e ristoranti hanno visto nei mesi scorsi un’impennata di aperture in un contesto comunque di crisi e di mercato ampiamente saturo. Impennata che poi si è rilevata una bolla di sapone in mancanza di fatturati in grado di mantenere l’attività. Questi sono i danni della mancanza di programmazione commerciale». Tra i dati dello studio Confesercenti anche quelli negativi relativi all’ambulantato: saldo negativo di 6 unità a Pisa e addirittura di 21 in provincia. Ancora il direttore di Confesercenti Toscana Nord: «Questo settore soprattutto tra la fine del 2014 ed i primi mesi del 2015 aveva registrato un vero boom di aperture: da una parte grazie a nuovi lavoratori stranieri in regola, dall’altro per il tentativo di chi voleva ripartire pensando a minori costi. Purtroppo la crisi sta colpendo anche i mercati ambulanti e le imprese dopo poco non riescono più ad andare avanti».
Blocco delle licenze. «Ormai è sotto gli occhi di tutti che fare impresa è più difficile, in particolare per quelle di più piccole dimensioni - conclude Sbrana -. Problemi che costringono molti imprenditori ad arrendersi». Le ricette per provare ad invertire la rotta? «Sono due: spingere il sistema bancario a ridare fiducia ai piccoli imprenditori anche con il sostegno dei consorzi fidi, in particolare di Italia Comfidi, Regione e Camera di commercio. Investire, come stiamo facendo, su strumenti di aggregazione tra piccoli commercianti come i Centri commerciali naturali: strumenti in grado di attrarre finanziamenti per la promozione. Ai Comuni, infine, insistere con i mezzi in loro possesso per programmare il commercio: penso al blocco delle nuove licenze di pubblici esercizi o al provvedimento varato a Firenze per tutelare il centro storico».
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