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San Rossore, il pane finisce sotto accusa

San Rossore, il pane finisce sotto accusa

Per Confcommercio quello prodotto a Firenze è ingannevole Manfredi: «I grani sono del Parco, hanno preso un abbaglio»

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VECCHIANO. Quel pane è davvero di San Rossore e la pubblicità non rischia di essere ingannevole per i clienti e consumatori? È l’interrogativo contenuto nell’esposto inviato dalla Confcommercio di Pisa all'Ufficio repressioni e frodi del Ministero delle Politiche agricole. A firmarlo il vicepresidente nazionale Assipan nonché presidente provinciale Maurizio Figuccia. Che ora rischia una figuraccia. Nel mirino dell’associazione il pane prodotto da Cerealia, una delle aziende toscane a cui ad inizio anno l’Ente Parco di San Rossore Massaciuccoli ha conferito il bollino delle aziende consigliate dal Parco.

«A parer mio», scrive Figuccia nell’esposto, «la denominazione Pane di San Rossore non è consona in quanto lascia intendere che si tratti di un pane prodotto dall'Ente Parco o dentro i confini del Parco stesso, quando in realtà è conclamato che il processo di produzione avviene in uno stabilimento industriale di Montaione, in provincia di Firenze. Tutto questo è riportato nel retro della confezione, ma siamo proprio sicuri che sia sufficiente a non trarre in inganno gli acquirenti finali». In realtà, spiega il presidente Fabrizio Manfredi, «Confcommercio ha preso un clamoroso abbaglio. Cerealia è una delle aziende di riferimento nel piano regionale di filiera e quel pane è prodotto con i grani provenienti da imprese che stanno all’interno del Parco di San Rossore, dunque non c’è nessuna indicazione ingannevole». Ma per Figuccia ci sarebbe anche un'altra anomalia. Infatti «nella stessa composizione del pane è menzionata la presenza di lievito di birra, e successivamente, nella descrizione del processo di produzione, si richiama la denominazione di lievitazione naturale. Ora, tutti sanno che il lievito madre è un impasto di acqua e farina che viene rinfrescato giornalmente, all'incirca per 15 giorni, dopodiché raggiungendo il volume desiderato, questo impasto diventa finalmente lievito naturale. Che è una cosa completamente diversa rispetto al lievito di birra, che può vantare un processo di lievitazione estremamente più rapido». Nella nuova proposta di legge sulla panificazione - conclude il vicepresidente di Assipan - «questa distinzione tra lievitazione naturale e altri tipi di lievitazione, per noi fondamentale nel rispetto della trasparenza verso i consumatori, sarà molto ben evidenziata e diventerà impossibile fare confusione tra un processo autenticamente naturale ed uno forzato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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