Il Tirreno

Pisa

18 sigle sindacali in rivolta: per i medici due giorni di sciopero

di Carlo Venturini

«Si va verso lo smantellamento del sistema sanitario mancano 154 professionisti, la nostra età media è di 53 anni»

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PISA. Due giorni di sciopero dei medici non si sono mai visti.

Il 17 e 18 marzo, 18 sigle sindacali di medici appenderanno i camici al chiodo facendo rischiare la paralisi all'intero settore sanitario-veterinario.

«Mancano 154 medici, la nostra età media è di 53 anni, e sempre a Pisa sono stati ridotti duecento posti letto per una deriva che porta allo smantellamento del sistema sanitario pubblico», dicono i vertici dell'Anaao, della Uil-Fpl e dell'Aaroi-Emac anestesisti.

«Non c'è mai stato uno sciopero di due giorni consecutivi – interviene Gerardo Anastasio dell'Anaoo – e se lo facciamo è per tutelare il nostro lavoro presente, quello futuro dei giovani medici ed il servizio pubblico sanitario per i cittadini che, sfiduciati, o non accedono alle cure o si rivolgono al privato».

L'Anaao precisa anche che il contratto nazionale di categoria è ormai fermo da ben sei anni. A ciò, va aggiunto il fatto che gli specializzandi prendono meno di 25 euro l'ora lordi e sono costretti a pagarsi un'assicurazione privata di seimila euro annui.

«Solo uno specializzando su tre ha la speranza di trovare un posto di lavoro consono alla sua preparazione e ciò è anti-economico per il sistema che spende oltre quattrocentomila euro per preparare i giovani specializzandi che fuggono all'estero», dice Laura Del Bono della Uil-Flp. Nella sola Toscana, se venissero assunti tutti i medici necessari, servirebbero 56 milioni di euro.

«Peccato che non si possano assumere perché la spesa per il personale non può superare quella del 2004, altrimenti si sfora il tetto di stabilità a meno che non si aboliscano i Dipint, quegli uffici burocratici amministrativi universitari, che in Toscana costano ben 30 milioni di euro», dice Anastasio. Tra le tante questioni che mettono in pericolo la sanità, i sindacati citano anche gli “ingorghi” al pronto soccorso. «Per forza – dice Del Bono – si riducono i posti letto, si riducono gli specialisti, si aumentano i ticket, i presidi territoriali non funzionano e la gente va al pronto soccorso per disperazione o perché è gratis». In tutto questo, Anastasio ribadisce «l'assoluta mancanza di un vero e proprio interfaccia aziendale dopo l'accorpamento delle 12 Asl nelle tre super Ausl. «Praticamente – sintetizza il sindacalista – la riforma in Toscana se la sono suonata e cantata da soli».

Oltre allo scarso investimento nel personale e alla riduzione dei posti letto, Rossana Berta dell'Anaoo aggiunge: «Assistiamo quotidianamente ad una riduzione drastica di investimenti nel settore tecnologico e nella strumentazione sanitaria e così i bisturi tagliano sempre meno e sono contingentati, assistiamo cioè ad un piano di graduale smantellamento della sanità pubblica».

La normativa sui turni di lavoro dei medici e sanitari, varata dall'Unione Europea, è sostenibile solo se il personale in servizio è adeguato. «La Regione Toscana è in ritardo nel dare – conclude Anastasio – dati certi su quanto personale sanitario sia necessario per attuare la legge, e se non si provvederà i medici dovranno fare turni massacranti, cosa che è esattamente il contrario dello spirito per cui si è arrivati a quella legge».

Alla conferenza stampa erano presenti anche Luigi De Simone dello Aaroi-Emac e Rosario Bellini e Mauro Ferrari dell'Anaao.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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