Il presidio
L’Università blocca fondi e assunzioni contro i prof “ribelli”
Mossa del Cda per convincerli a partecipare alla Valutazione della qualità della ricerca (Vqr). Ma 200 docenti scrivono al rettore: «Chiedi al Miur di rinviarla»
PISA. Congelate le spese per l’acquisto di attrezzature, stop ai progetti e agli investimenti, bloccati fino a nuovo ordine tutti i bandi per la distribuzione dei finanziamenti destinati alla ricerca e soprattutto niente assunzioni. I “ribelli” l’hanno già ribattezzata la “serrata”, e anche se non lo è in senso stretto, la mozione approvata dal Consiglio di amministrazione dell’università di Pisa il 2 marzo ha il sapore di una specie di rivalsa, una prova di forza per convincere i prof che da mesi protestano contro il blocco degli scatti stipendiali decretato nell’era Tremonti a desistere, ad abbandonare la loro battaglia e soprattutto a fermare il boicottaggio della Vqr (la Valutazione della ricerca), il grande processo di monitoraggio con cui il ministero dell’Istruzione assegna agli atenei italiani la quota premiale dei fondi statali.
Motivo? Se la contestazione andasse avanti, verrebbe compromessa «l’integrità del bilancio di ateneo e la sostenibilità delle manovre programmate». Un documento molto duro, approvato all’unanimità, e che «stabilisce la sospensione, in via cautelare, di tutte le iniziative di investimento previste dalla manovra approvata nel bilancio di previsione 2016».
È la prima volta che lo scontro fra docenti e vertici di Palazzo alla Giornata produce effetti così profondi sull’operatività dell’ateneo: in pratica è stata azzerata la spesa, soprattutto quella per il reclutamento di 100 nuovi prof e ricercatori. Nelle ultime settimane sembrava fosse stata raggiunta una pax. Senato accademico, Cda e direttori avevano approvato una mozione di solidarietà e comprensione nei confronti della protesta, sottolineando però la necessità che «l'ateneo non subisse conseguenze economiche». Ma i prof avevano subito precisato che nessuno avrebbe potuto caricare d’ufficio le loro pubblicazioni sul portale ministeriale senza il loro consenso.
Una diffida che in rettorato è stata interpretata come un segnale di intransigenza. Una mossa giudicata rischiosa per i conti, dato che i termini per partecipare alla Vqr scadono il 14 marzo. Non ci sono numeri precisi, ma secondo le stime più pessimistiche, Pisa potrebbe perdere addirittura 20 milioni di euro su oltre 200 di fondi statali. Per questo i consiglieri nella mozione invitano i direttori dei dipartimenti a «procedere da subito» a caricare d’ufficio i prodotti di chi non ha inviato formale diffida.
Un documento a cui due giorni fa hanno subito risposto gli #stopVqr con una lettera firmata da duecento prof pisani. Il senso è chiaro: i rettori dovrebbero farsi sentire con il Miur, chiedendo un rinvio dei termini al 30 aprile e sostenendo «l’insensatezza di una Vqr che porterebbe ad assegnare risorse non sulla base della qualità della ricerca ma del livello di coercizione che i docenti dei vari atenei sono disposti a subire».
Contro la mozione si sono schierati subito anche alcuni candidati rettori inviando mail di solidarietà a tutto il personale docente: Giuseppe Iannaccone per primo, poi Mauro Tulli. Infine si è deciso anche Paolo Mancarella, l’ex prorettore alla didattica considerato l’erede di Augello.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
