E ora la “pasionaria” leghista fa paura
Ceccardi vuole dare la spallata ai dem: «Finita l’era del monocolore al governo»
CASCINA. Lei ci prova a somigliargli un po’, a postare e twittare anche sei, sette, otto volte al giorno, ad essere graffiante, territoriale e soprattutto impietosa con i relativisti, i radical chic, gli snob del mondo sfaccettato e annebbiato dal dubbio. Ci prova ad essere una condottiera come lui, perentoria e definitiva, ad imbracciare un iPad come una macchina di propaganda e un imbuto di consensi. In fondo, Susanna Ceccardi adesso ne è certa, è questo il suo momento, ora che nel Pd a Cascina «si sono scannati» c’è una prateria politica all’orizzonte di questa tornata di amministrative. Così, la pasionaria del Carroccio toscano ieri ha cominciato a fare sul serio e pure a crederci davvero. In campagna si gioca duro con messaggi forti, stai fra la gente e racconta i suoi problemi, le ha suggerito il leader, mèntore e maestro Matteo Salvini a cena sabato sera.
Così, mentre lui pubblicava in bacheca un video di un immigrato che a Bolzano ha picchiato una tabaccaia, lei, dopo il banchino per la raccolta firme contro i rom della Fi-Pi-Li, ha sfoderato una slide da libro di anatomia umana. Su uno sfondo bianco, la riproduzione di un apparato genitale femminile. A sinistra la scritta «quindi se affitti questa sei meretrice» corredata da una freccetta che indica la vagina; a destra il messaggio è «... mentre se affitti questo sei donatrice?», con il puntatore diretto sull’utero. «Io sono una moderata, ma se c’è da battersi contro l’ipocrisia della sinistra definitemi pure radicale». E ci deve essere un motivo se la ventinovenne che nelle manifestazioni pubbliche ama indossare t-shirt con la croce pisana da qualche tempo sia stata ribattezzata dai militanti la Giovanna D’Arco della Lega. «Come lei sono battagliera», racconta, «porterò il Pd al ballottaggio». L’ha promesso a Salvini, che l’altra sera s’è fatto fotografare in pizzeria con una maglietta «Cascina per Susanna Ceccardi», che l’altra sera s’è fatto promettere «Matteo, la prossima volta che vieni riempiamo il Politeama, vedrai...». «Credo di potercela fare - dice - in questi cinque anni è cambiato il mondo. Hanno votato appena 2900 persone per un potere monocolore che qui governa da settant’anni. Il vero cambiamento siamo noi». «Come Giovanna D’Arco è pure un po’ visionaria, nel senso che ha le visioni», scherza un militante di Fratelli d’Italia. Ecco, perché adesso che i dem pagano il prezzo delle divisioni e della disaffezione, alla Susy serve un consenso largo nel centrodestra per trasformarsi davvero nell’erinni di Alessio Antonelli. «La linea del centrodestra in Toscana è quella di optare per il candidato migliore in ogni territorio - dice il coordinatore regionale di Forza Italia, Stefano Mugnai - e per noi non ci sono dubbi, Susanna lo è per Cascina».
Per i forzisti, appunto. Ma non per il popolo della Meloni. Non ancora almeno. Sebbene a livello locale Fdi abbia salutato la discesa in campo della “rossa” come l’epifania di una leadership che la Valdera non ha mai conosciuto, i vertici toscani sono molto più cauti. «È vero - dice Giovanni Donzelli, leader regionale di Fdi - la linea in Toscana è quella di una corsa unitaria. La Lega ha fatto una scelta, una candidata valida, ma vedremo se sarà lei. Per ora non ci sono candidati ufficiali». Non è solo pretattica nazionale. È vero, brucia ancora lo scazzo fra Salvini e la Meloni per l’opzione Bertolaso a Roma, ma in ballo ci sono anche le decisioni per la distribuzione delle candidature sullo scacchiere toscano. Fdi non vuole fare da “spalla” ovunque, e soprattutto né Meloni né Donzelli gradiscono candidati di bandiera. I dubbi sulla pisana riguardano proprio il suo forte imprinting leghista, mentre il volto di una coalizione dovrebbe avere un profilo più ampio. Leghista invece lei lo è da sempre. Dai tempi del liceo. «Ho fatto il classico, il Galilei, come Letta - tiene a precisare - anche se a scuola non facevo politica, ma alle occupazioni andavo da quelli dei collettivi a dire che io non avrei partecipato e loro mi offendevano». I nonni votavano Pci ma la passione per il movimento di Bossi l’ha respirata comunque in casa. «I miei genitori hanno cominciato a votare Lega dalle origini». Poi la passione l’ha travolta all’università, e ancora oggi è la ragione per cui - giura - all’università c’è ancora. «Studio giurisprudenza, sono un po’ in ritardo, mi manca la tesi».
Il suo mainstream è quello del perfetto leghsta: prima case e aiuti agli italiani, ruspe per i rom in ogni dove, corsi di autodifesa per le donne. Ama Quentin Tarantino e Fabrizio De André («La Lega è anche un po’ anarchica»). Ostenta un piglio deciso e provocatorio. È famosa per essersi presentata in consiglio comunale con il burqa, per smascherare il «vetero femminismo». Ma di sé scrive: «Chi mi conosce lo sa, la mia serata ideale è stare a casa con un buon libro e andare a letto presto. Non fumo, non bevo, non mi piace la confusione. Adoro i gatti, il divano, l'aria aperta, il mare e la montagna». Da ieri è famosa anche per le lezioni di anatomia.
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