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Piano del traffico, una app ci salverà

Piano del traffico, una app ci salverà

Dovranno crearla per Pisamo gli studenti selezionati per il PhD+, il seminario che aiuta a trasformare le idee in imprese

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PISA. Analizzare i flussi di entrata e uscita di auto, moto, bus, incrociarli con i dati sul bike sharing e quelli sulla disponibilità di parcheggi, studiare come e in che modo si muovono i pisani per far muovere meglio tutta Pisa. E poi consegnare al Comune, un dossier, una app o un nuovo strumento per calibrare meglio il nuovo piano della mobilità. Sarà una delle sfide principali del corso. Alla fine il prototipo migliore non solo potrebbe diventare la base su cui costruire un’impresa innovativa, una start up, ma anche la chiave di volta per migliorare il traffico in città, renderlo più sostenibile e meno caotico.

Si chiama “SoBigData”, il progetto (e una competizione) che dovranno elaborare gli allievi del PhD+, il programma formativo organizzato dall’Università di Pisa per «dare potere alle idee innovative» dei giovani, l’incubatore dove far nascere e far decollare i talenti. Sono 120 quest’anno gli studenti, i dottorandi e i dottori di ricerca selezionati per partecipare a due mesi di seminari interattivi cominciati ieri con la presentazione ufficiale nella Sala Gerace del dipartimento di Informatica in Lago Bruno Pontecorvo.

Nato con un vero e proprio dottorato di perfezionamento nel 2011, «oggi il PhD punta soprattutto sul “+”, il plus, un percorso gratuito dedicato all’incubazione e alla valorizzazione della ricerca e delle idee. E l’obiettivo è proprio questo: tradurre le idee in progetti concreti, se possibile in impresa e dunque in lavoro e business», dice il professor Paolo Ferragina, prorettore alla ricerca davanti all’aula piena di giovani. E uno di questi potrebbe essere proprio quello per “salvare” il traffico cittadino.

L’idea di affidarsi all’ateneo è venuta all’assessore Giuseppe Forte. E adesso i gruppi di lavoro dovranno coordinarsi con Pisamo, da cui acquisiranno i dati sui flussi di traffico cittadini - rigorosamente anonimizzati - rilevati attraverso i varchi della ztl e le porte telematiche cittadine. «Non è detto dobbiate produrre una app, potrebbe bastare un’analisi, vediamo. E non è escluso che non possiate ispirarvi a modelli già utilizzati in altre parti del mondo e trovare una declinazione per Pisa», dice Ferragina ai partecipanti. Accanto a lui il rettore Massimo Augello, Claudio Giua, da sempre uno degli “sviluppatori” di idee del Gruppo Espresso per il quale diede vita a Kataweb, poi Massimo Russo, condirettore della Stampa, attento osservatore della sfera digitale e dell’innovazione tecnologica, e poi Renata Bueno, deputata italo-brasiliana, ambasciatrice del PhD+, dato che quest’anno i corsi coinvolgeranno - collegati in streaming - anche gli studenti dell’università Positivo di Curitiba, una delle città latino americane più avanzate, e il Polo di Alta tecnologia di Campinas, l’incubatore più importante del Brasile.

I numeri del programma sono il suo biglietto da visita. In sei anni, l’ateneo, grazie a questa iniziativa, è riuscito a sfornare 32 progetti imprenditoriali, 23 sono stati trasformati in imprese e 12 sono stati accreditati come spin off, sorretti cioè da team composti da ex studenti e docenti. Fra questi sei hanno avuto accesso ai finanziamenti europei per il programma di ricerca internazionale Horizon 2020. «La chiave è quella di creare gruppi multi disciplinari - dice Ferragina - Mescolate le competenze, così potrete fa nascere un’azienda vincente». Oppure un progetto vincente. Proprio come quello che dovrebbe nascere da “SoBigData”. E il segreto - spiega il prof - è proprio saper integrare i saperi, costruendo un prototipo che migliori la mobilità partendo sì dalle tecnologie ma che tenga conto anche di aspetti della comunicazione e quindi non coinvolga solo ingegneri ma anche umanisti.

Mario Neri

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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