Il presidio
Scontro aperto tra il vescovo e la politica
Benotto: un’ingerenza la circolare ministeriale della “buona prassi” per le nomine
PISA. Lo scontro, ormai, è aperto. Ed è sotto gli occhi di tutti. Si proverà a ricucire, ma al momento i margini di un’eventuale pacificazione sono ridotti al lumicino. L’arcivescovo di Pisa, monsignor Giovanni Paolo Benotto, è su tutte le furie. Si sente scavalcato, avverte una forte ingerenza da parte della classe politica e la interpreta come un grave affronto.
Il nocciolo della questione è ovviamente il rinnovo della deputazione dell’Opera della Primaziale Pisana, la fabbriceria onlus no profit che sovrintende alla tutela e alla gestione della Torre Pendente e di tutti i monumenti e musei di piazza dei Miracoli. Per far valere la legge vigente e respingere al mittente il contenuto dell’ultima circolare del Ministero dell’Interno, quella che vorrebbe mettere uno sbarramento ai mandati (impedendo così la rielezione, a Pisa, di Pierfrancesco Pacini, presidente della Primaziale dal 1999), Benotto ha riunito all’ombra della Torre i rappresentanti di tutte le fabbricerie italiane e ha chiamato, nella loro vesti di super consulenti in questioni giuridiche, il capo dell’Avvocatura della Conferenza Episcopale Italiana e un esperto professionista dell’Associazione Fabbricerie Italiane.
Tutto ruota attorno al “sentito del vescovo diocesano” ben evidenziato nella legge per quanto riguarda le nuove nomine. «Già nel luglio 2009 – si legge in un comunicato diramato al termine dell’assemblea di mercoledì sera – l’Associazione Fabbricerie Italiane ritenne che da parte del Ministero dell’Interno ci fosse l’intento, previsto dalla legge, di rispettare il “sentito del vescovo diocesano”, e che questo non avesse un semplice carattere formale, ma fosse un elemento sostanziale, fondato sul presupposto interpretativo sopra espresso, tale da garantire una vera condivisione d’interessi tra lo Stato e la Chiesa, in modo da permettere a ciascuna deputazione una reale rappresentatività e una concreta possibilità nel gestire i propri complessi religiosi/monumentali/museali. Tale aspetto – si ricorda – è stato dibattuto in vari incontri tenuti a Pisa prima della costituzione dell'Associazione delle Fabbricerie d'Italia, e in particolare nella giornata di studi del 4 maggio 2004 sulla “Natura giuridica delle Fabbricerie” alla quale hanno partecipato i maggiori esperti e studiosi della materia. Gli atti della giornata, che hanno permesso di costituire una dottrina in materia, hanno evidenziato che l'amministrazione delle Fabbricerie è caratterizzata dal principio secondo cui il “sentito del vescovo diocesano” sulla nomina dei cinque nomi indicati dal Ministero è inteso e realizzato solo attraverso un accordo tra le due parti (Ministero dell'Interno e Ordinario Diocesano). L'interpretazione di cui sopra è altresì rafforzata e avvalorata dall'ulteriore considerazione che il patrimonio delle cattedrali in cui non è presente una Fabbriceria è ovviamente gestito direttamente dal vescovo di appartenenza e che pertanto non si può prescindere dal fatto che qualsiasi cattedrale, in quanto “Chiesa Madre”, debba essere gestita direttamente dal vescovo (o, nel caso delle Fabbricerie, da suoi “delegati”)».
Come dire: il prefetto, per conto del Ministero dell’Interno, può anche fare dei nomi per la nuova deputazione, ma su questi ci deve essere il via libera del vescovo. E il semaforo verde, per il momento, non è scattato. Anzi: è rosso. La lista del vescovo fu bloccata dopo l'arrivo della circolare e l'elenco della parte politica (Giovandomenico Caridi, Mirella Pellegrini, Antonio Strambi, monsignor Gino Biagini, Paolo Moneta, Giovanna Giannini, Luca Ciappi), quello senza la candidatura di Pacini, è ora ugualmente al palo. Per Benotto è una questione di principio che viene anche prima del nome di Pacini. Ora attende un passo indietro del Ministero. Condizione essenziale per un disgelo. Poi, nel caso, si tratterà sui nuovi nomi della deputazione.
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