Genitori decisi all’azione legale collettiva
Saranno parte civile nel processo. Mamme divise sulla possibilità di ritirare i propri figli
PISA. «Mamma, voglio andare a scuola». Ma probabilmente quello di giovedì scorso è stato per lui l’ultimo giorno in quell’asilo di periferia dove l’allegria dei bambini è stato offuscata dalla prepotenza degli adulti. Lui è un bambino di appena due anni. Frequenta l’asilo nido diventato il teatro di maltrattamenti e soprusi. Lei una giovane madre di 24 anni che ha appreso delle violenze subìte dal figlio attraverso il video diffuso dai carabinieri. E solo per caso, mentre si dirigeva verso la scuola per capire cosa fosse successo dopo aver letto su internet dell’arresto di Sonia Ori, una delle educatrici impiegate nell’istituto scolastico. Adesso si trova di fronte ad un bivio. Assecondare la volontà del bambino di tornare tra quelle quattro mura ravvivate dai disegni pasticciati dove spera di ritrovare tutti i suoi amici - con alcuni dei quali ha dovuto anche condividere maltrattamenti e violenze - o percorrere la strada dettata dall’istinto e cancellare il figlio dall’elenco dei frequentanti.
Rinunce. «Questa mattina (ieri per chi legge, ndr) sono uscita di casa per avviare le procedure per ritirare il bambino dall’asilo - dice - ma ho rinunciato a farlo di fronte alle continue richieste di mio figlio di tornare a scuola». Del resto, racconta la madre, ha sempre avuto un buon rapporto con le maestre, anche se negli ultimi mesi il suo carattere è radicalmente cambiato. Da docile a «ribelle» e «sempre molto agitato». Ma i genitori non avrebbero mai pensato di dover associare quel cambiamento improvviso ad atti di violenza che quasi quotidianamente subiva in quello che sarebbe dovuto essere un luogo di crescita e apprendimento. «Nonostante le rassicurazioni ricevute - prosegue -lo choc è stato troppo forte e penso che per il momento il bambino resterà a casa. Il prossimo anno probabilmente cambierà asilo». In tanti lo avevano preannunciato mentre in lacrime andavano a riprendere in anticipo i propri figli in quell’asilo nido di periferia, ma - almeno per il momento - nessuno ha avviato l’iter per ritirare i bambini dalla scuola e lunedì, giornata di riapertura, sarà anche un test per valutare la fiducia dei genitori nelle istituzioni e nell’apparato educativo.
Scuola chiusa. Ieri la scuola è rimasta chiusa per lo sciopero degli addetti alle mense che hanno incrociato le braccia per chiedere il rinnovo del contratto nazionale. Le rivendicazioni dei lavoratori si incrociano con lo sconforto e la rabbia di decine di famiglie. Le persiane abbassate, le luci spente. Sull’asilo è calato il buio, ma all’esterno continua il via vai di persone che guardano esterrefatti la struttura mentre ripassano su cellulari e tablet quelle scene di violenza.
Nuove maestre. Il servizio ricomincerà con tre nuove insegnanti, chiamate dalle graduatorie in atto e con il supporto pedagogico del personale della direzione servizi educativi per intraprendere un percorso di integrazione con le nuove educatrici e con la possibilità di utilizzare il supporto psicologico dell’Asl. L’intero gruppo della “sezione grandi” è stato sostituito con l’avvio dei provvedimenti disciplinari e con la sospensione dal servizio delle tre insegnanti che ne facevano parte.
Assemblea. Nell’affollata assemblea di giovedì sera, alla quale hanno partecipato le famiglie, l’assessore Chiofalo e i responsabili dell’unità operativa di psicologia dell’Asl, i genitori, pur scossi ed increduli, hanno condiviso le misure adottate dall’amministrazione comunale, dimostrando la volontà di far reagire l’intera comunità scolastica. Dall’assemblea è partita la richiesta di installare un sistema di telecamere fisse per monitorare attività e comportamenti.
Azioni legali. Ma i genitori non si fermano ad analizzare i fatti e stanno pensando di passare ad azioni concrete. Lo sconforto delle decine di famiglie sfocerà probabilmente in una denuncia collettiva nei confronti delle altre due educatrici (anch’esse indagate) che hanno assistito alle scene di violenza senza segnalare, né fermare i maltrattamenti. Saranno inoltre parte civile nel processo che dovrà affrontare Ori, che dai banchi di scuola si ritroverà dietro a quelli di un tribunale.
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