Il Tirreno

Pisa

Dall’intonaco che si stacca ai vetri nei cibi

Dall’intonaco che si stacca ai vetri nei cibi

Da un anno le scuole pisane non trovano pace Il caso Buonarroti e l’allarme tubercolosi

4 MINUTI DI LETTURA





PISA. I fattacci dell’asilo nido arrivano in coda ad un lungo periodo, coincidente con lo scorso anno e l’inizio di questo, che per la scuola pisana, nel suo complesso, è stato decisamente difficile. Dai “corpi estranei” ritrovati in sequenza nei pasti serviti alle mense fino ai distacchi di intonaco nel giorno della prima campanella, arrivando all’allarme delle scorse settimane per i casi di sospetta tubercolosi. Un elenco di episodi che ha portato ripetutamente in prima pagina le scuole locali evidenziandone punti critici e problematiche più o meno ricorrenti.

Giù il lucernario. Un segnale, rileggendo il tutto a posteriori, era arrivato lo scorso 17 marzo quando in un’aula-laboratorio del liceo Buonarroti, al complesso Marchesi, un lucernario si era abbattuto a terra, fortunatamente mentre la classe che doveva occupare i locali si trovava in gita scolastica. Da qui la vicenda che ha portato tra l’altro alla costituzione di un comitato a sostegno di una nuova scuola a Cisanello, soprattutto più sicura. Dei giorni scorsi la notizia del prossimo acquisto del complesso scolastico da parte dell’Inail, dentro un’intesa con la presidenza del consiglio dei ministri: l’istituto si farà carico dei costi per il recupero di una struttura che da tempo, ormai, necessita di manutenzioni annuali nell’ordine dei 300.000 euro.

E giù l’intonaco. A proposito di cedimenti, proprio il primo giorno di scuola, lo scorso settembre, si era verificato un distacco di intonaco dal solaio al primo piano della scuola primaria Parmini . Tutto era avvenuto prima dell’apertura dell’edificio ai bambini, senza danni ad altre persone. Dopo le copiose piogge che avevano preceduto l’inizio dell’anno scolastico, le strutture erano state verificate. Alle Parmini era avvenuto anche il giorno precedente alla prima campanella, ma evidentemente non era stato sufficiente.

L’inchiesta. Quello non è rimasto un caso isolato, nel capitolo contrattempi dell’inizio scolastico. Anche alla scuola Biagi c’era stato un distacco d’intonaco in un corridoio. Mentre alle Manzi si era verificata la caduta dei pannelli del controsoffitto. Tra gli interventi da sottolineare, quelli alla scuola De Sanctis, dove sono stati sostituiti tutti i wc presenti nei bagni (13 in tutto), oltre a riparare la rubinetteria ed a mettere in sicurezza con appositi muretti tutti i lavabi. I bagni sono stati inoltre risanati dalle infiltrazioni e imbiancati. Per sistemare i soffitti alle Parmini e alle Biagi, l’amministrazione comunale ha speso oltre 60.000 euro. I cedimenti di intonaco, secondo i tecnici, sono «un fenomeno che riguarda gli edifici scolastici costruiti tra gli anni Cinquanta e Settanta, che hanno tutti la stessa caratteristica. Le coperture sono in laterocemento: travi in cemento e mattoni forati. Funzionano, ma quando subiscono vibrazioni si spostano e fanno perdere coesione all’intonaco». Ordinata un’inchiesta su tutte le strutture comunali risalenti a quegli anni.

Oggetti nei piatti. L’elenco dei guai alle scuole pisane si estende a dismisura mettendo in fila tutti i ritrovamenti di oggetti strani nei pasti delle mense. Nel 2015 il primo episodio è avvenuto il 2 febbraio: plastica nel tacchino. Alla scuola media Gamerra un alunno si è imbattuto nel corpo estraneo rinvenuto all’interno della sua porzione di bocconcini di tacchino. Si è poi passati da un ago di pino nella pasta alle Zerboglio ad un pezzo di gomma nella minestra della maestra alla elementare Battisti, più un paio di ritrovamenti di bruchi in altre scuole. Lo scorso 6 ottobre, un bambino di una quinta della scuola elementare Zerboglio ha trovato un chiodo infilato nella mela in classe da giorni: spuntava fuori dalla polpa di tre o quattro millimetri, era un chiodino da disegno, uno di quelli che di solito si usano per fissare le cornici, ed era infilato in una mela. Invece, qualche giorno dopo quell’episodio, il 9 ottobre, alla scuola primaria Filzi una bambina ha trovato una scheggia di vetro nel piatto a mensa.

Caldaie ko. Scuola al freddo, rispediti a casa i piccoli della scuola dell’infanzia Fabrizio De Andrè: è successo in occasione della prima campanella del 2016 per i bambini dell’istituto di via di Parigi. Arrivati a scuola dopo la pausa natalizia, gli alunni sono stati rimandati nuovamente a casa. La direzione scolastica ha deciso infatti di rinviare di un giorno il ritorno tra i banchi a causa di un imprevisto blocco della caldaia che, nonostante i controlli preventivi, ha provocato lo spegnimento dell’impianto di riscaldamento, rendendo impraticabili le aule. Nel contratto con il global service di manutenzione degli impianti di riscaldamento, il Comune ha previsto per il 2016 la sostituzione di numerose caldaie installate nelle strutture scolastiche, tra le quali anche quella della scuola De Andrè. Ma il freddo in classe lo hanno avuto anche i più grandi, gli studenti del liceo Dini, che per due giorni (a metà gennaio) non hanno fatto lezione a causa della mancanza di riscaldamento per un guasto all’impianto.

Tubercolosi. Di tipo sanitario, altri fatti che hanno messo in difficoltà le scuole pisane. Un caso di scabbia è stato riscontrato alle medie di Putignano all’inizio dello scorso ottobre. In questi giorni, poi, è rientrato l’allarme tubercolosi in una scuola media cittadina dove recentemente sei alunni e due docenti erano risultati positivi ai test condotti dall’unità operativa di igiene e sanità dell’Asl dopo il caso di tubercolosi polmonare riscontrato in un alunno a novembre. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani