Assalto dei genitori «Via i nostri figli da lì»
Polemiche per il fatto che la scuola non ha avvertito le famiglie
PISA. «Non ci siamo resi conto di niente, ma adesso i nostri figli non metteranno mai più piede in questa scuola».
Sembra una giornata normale. Il ciliegio in fiore nel giardino della scuola ben ordinato e affollato da decine di pini marittimi regala una gioia primaverile. I tanti giochi da cortile adagiati all’esterno dell’istituto sono un tocco di colore nel grigiore dei palazzoni di edilizia popolare. È una giornata abbastanza calda. Alcune finestre della scuola vengono lasciate aperte ed è possibile scorgere i disegni affissi ai muri, dei quali i piccoli studenti vanno fieri. Il cancello della recinzione in metallo che cinge la scuola è regolarmente chiuso. All’esterno del quale vecchietti e neomamme che spingono passeggini si godono una mattinata di sole nelle strade del quartiere. I cani scorrazzano felici nel giardinetto di fronte. Sembra una giornata come tante. La cui normalità è rotta da quella notizia che da poco più di un’ora rimbalza su tutti i siti e le tv nazionali.
«Ho appreso della notizia dal vice parroco del quartiere», dice una giovane madre che all’esterno della scuola spinge un passeggino con un neonato. «Mi informerò perché a questo punto bisogna ponderare bene ogni piccola scelta». All’esterno del nido si forma un capannello di giornalisti muniti di bloc-notes e telecamere. La scuola avvisa la polizia municipale, che invia una pattuglia che resterà a pochi metri di distanza per molte ore. Dopo un po’ arrivano anche i carabinieri in borghese. Le tapparelle vanno giù. La notizia ha raggiunto ormai tutti. E i genitori si affrettano a recarsi in quel nido, che fino a pochi minuti prima consideravano un’eccellente scuola, per riportare i figli a casa. Lo sconforto, la disperazione e la rabbia di non poter fare nulla invade mamme e padri. La corsa diventa un vero assalto. Il cancello resta spalancato e in poche ore sarà attraversato da decine di genitori. Lo stesso fanno quelli degli alunni che frequentano l’adiacente scuola materna.
«Sono sconvolta», balbetta una madre in lacrime. «Era un buon nido». Tanta gente del quartiere si riunisce all’esterno dell’istituto. Giovani e meno giovani. Con i cellulari o con i tablet: quelle scene di maltrattamenti vengono rivissute decine di volte, mentre continua il via-vai di mamme, padri e nonni che abbracciano e accarezzano figli e nipoti, quasi a voler rimarginare una ferita. «È una vergogna. Non si può avere nemmeno più fiducia nella scuola», commentano sottovoce. «Sono rimasta esterrefatta – dice una signora di passaggio –. Spero sia un’insegnante arrivata da poco e che non abbia mai avuto a che fare con i miei tre figli che hanno frequentato la scuola, dove abbiamo trovato persone fantastiche e avuto un rapporto splendido con tutti». Decine di persone e un silenzio irreale, rotto dall’urlo di una ragazza che attende di entrare per riportare il figlio a casa: «Bastarda». «Perché i bambini sono ancora dentro? – continua –. Perché la scuola non ci ha avvertiti?». Lo sconforto lascia spazio alla rabbia. «Lo abbiamo appreso dai siti internet e dalla tv. Nessuno ci ha avvertito, non è possibile», dicono. «Nel video diffuso dai carabinieri si nota l’indifferenza delle altre persone adulte. Perché tutta questa cattiveria?». Tanti gli interrogativi dei genitori, la maggior parte dei quali preferisce non soffermarsi all’uscita del nido, né commentare. Dopo poche ore, i banchi sono quasi tutti vuoti. Pochissimi i bambini che aspetteranno il suono della campanella per rientrare a casa. Una delle ultime ad arrivare è una nonna. Lentamente si avvicina alla scuola. Dopo pochi minuti esce stringendo la mano alla nipote. Accenna un pianto. E mestamente si incammina verso l’auto. «Sembrava un’isola felice quest’asilo». Sembrava.
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