Il Tirreno

Pisa

Raccolta di soldi e firme contro i Daspo

di Danilo Renzullo
Raccolta di soldi e firme contro i Daspo

Un’affollata riunione per preparare la controffensiva alla decisione di colpire sei manifestanti del corteo anti-Lega Nord

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PISA. «Il pericolo è che da misura di prevenzione si trasformi in una misura di punizione».

Ultras, movimenti e collettivi uniti nella lotta contro i “daspo di piazza”. È un comitato ampio e variegato quello nato in contrapposizione ai procedimenti avviati ad inizio gennaio dalla questura di Pisa che porteranno all’emissione di sei Daspo (provvedimento che vieta di frequentare lo stadio e assistere ad eventi sportivi) per altrettante persone accusate di istigazione a delinquere e del lancio di ortaggi, oggetti metallici, pietre e petardi contro le forze dell’ordine durante la manifestazione anti Lega Nord del 14 novembre scorso. Divieti sportivi emessi a seguito di eventi del tutto estranei a manifestazioni sportive, che andranno a colpire anche persone che da anni non frequentano stadi o strutture sportive (come previsto dalle modifiche previste dalla legge 146 del 17 ottobre 2014). Nessuna bandiera, nessun simbolo.

Un lungo striscione “No Daspo di piazza. La libertà non si diffida” affisso nella sala del circolo Arci Pisanello affollata da oltre duecento persone diventa il leitmotiv dell’assemblea pubblica di presentazione dell’omonimo Comitato, nato per sostenere le spese legali dei sei probabili diffidati e promuovere una campagna - possibilmente da allargare a livello nazionale - per informare e sensibilizzare sui «pericoli» rappresentanti dal provvedimento (applicato per la prima volta a Pisa) che, potenzialmente, potrebbe colpire chiunque partecipi «ad uno sciopero, ad un picchetto antisfratto o ad una manifestazione studentesca».

«È necessario iniziare a riflettere, in città e non solo, su questi provvedimenti - sottolineano i promotori del comitato -: una nuova modalità di reprime il dissenso e le libertà personali. Cercano di mettere i bastoni tra le ruote a chi, tutti i giorni, lotta per i propri diritti: un tentativo di tappare la bocca a chi cerca invece di alzare la voce». Una raccolta firme da espandere anche oltre i confini cittadini (ha già raccolto decine di sottoscrizioni) è la prima iniziativa promossa dal Comitato. L’obiettivo è coinvolgere il numero più ampio di persone, anche non abituali frequentatori degli stadi, ma che – spiega l’avvocato Tiziano Checcoli, intervenuto all’iniziativa che si è svolta a Oratoio spiegando i provvedimenti, l’impianto legislativo e le possibili risposte legali -, potrebbero essere colpiti con il divieto di ingresso negli stadi. È un problema che riguarda quindi tutti». Parallelamente il Comitato e i legali che assistono i probabili diffidati lavoreranno per far cadere le accuse e il provvedimento chiedendo al prefetto di annullarlo e ricorrendo al Tar, cercando di mettere in discussione la legge stessa, che «potrebbe essere dichiarata incostituzionale». «Il Daspo - prosegue il legale – è una misura di prevenzione che non presuppone la verifica davanti ad un giudice dell’eventuale reato commesso». La norma può essere applicata per reati contro l’ordine pubblico e altri delitti gravi come ad esempio rapina, detenzione di esplosivi, spaccio di droga. «Il pericolo è che da misura di prevenzione si trasformi in una punizione, che dovrebbe essere invece stabilita da un giudice. Si sta trasformando in pratica uno strumento di repressione che potrebbe essere utilizzato per qualsiasi protesta. E quella appena iniziata è una sorta di sperimentazione per utilizzare il Daspo in un campo molto più ampio di quello degli eventi sportivi».

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