Italia
Spot dei gratta e vinci vietati dalle 7 alle 22 per salvare gli anziani
PERIGNANO. Una piaga. Non c’è altro modo per definire il gioco d’azzardo per don Armando Zappolini, parroco di Perignano, nel territorio di Casciana Terme Lari, ma anche portavoce nazionale della...
PERIGNANO. Una piaga. Non c’è altro modo per definire il gioco d’azzardo per don Armando Zappolini, parroco di Perignano, nel territorio di Casciana Terme Lari, ma anche portavoce nazionale della campagna “Mettiamoci in gioco” che affronta proprio le ludopatie. «Un campo in continua evoluzione - dice il prete - e che vede sempre più anziani coinvolti in questa terribile situazione. E il problema è che si tratta della categoria sociale più esposta alla pubblicità in televisione che crea il miraggio del facile guadagno attraverso slot machine e gratta e vinci».
Proprio per ovviare a questo “Mettiamoci in gioco” ha promosso una proposta di legge che vieti gli spot del gioco d’azzardo nelle tv generaliste dalle 7 alle 22. «Dovrebbe entrare in vigore a breve - riprende don Zappolini - ma è solo un primo passo, perché resta fuori per ora i canali satellitari e tutti gli altri mezzi di comunicazione. Questo genere di pubblicità dovrà essere bandita come è accaduto per le sigarette. È una piaga che non si può debellare se lo Stato non si allontana dall’egemonia delle multinazionali che investono in questo settore».
La foto che immortala questo fenomeno è data dall’aumento di vendite di gratta e vinci entro i primi 10 giorni di ogni mese. «Sono i pensionati che, appena riscosso l’assegno spendono tanti soldi in questo gioco - sottolinea il parroco - Per questo abbiamo puntato sulla pubblicità sulle tv generaliste. Perché sono proprio gli anziani, specie le donne, quelli maggiormente bombardati dai messaggi che li spingono a buttare via soldi in questa maniera».
Secondo Zappolini sono due milioni le persone in Italia affette da patologie legate al gioco d’azzardo, «il doppio di quelli registrati ai Sert per problemi legati all’abuso di droghe». Una situazione difficile da debellare che i numeri incassati dallo Stato non aiuta a comprendere i motivi di una campagna anti gioco d’azzardo così blanda nel nostro Paese. «Gli incassi sotto forma di tasse per lo Stato italiano è pari a 8 miliardi l’anno - afferma don Armando - però ne spende 5 per curare i malati di questa patologie. Da qui si capisce il controsenso di un atteggiamento troppo passivo nei confronti di un male che sta distruggendo tantissime famiglie».
Andreas Quirici
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
