Il presidio
Ingv, altro tentativo Intesa con lo sconto
Contenzioso aperto dopo il mancato acquisto da 9 milioni Pisamo ai nuovi consiglieri dell’istituto: tre le opzioni
PISA. Una proposta di accordo, lasciando libertà di scelta dentro un terzetto di possibili soluzioni. Nuova mano tesa del Comune e di Pisamo all’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia nel contenzioso da 9 milioni di euro già finito in tribunale. Un segno ulteriore di buona volontà che però, per il sindaco Marco Filippeschi, si basa su punti fermissimi: «E’ un caso clamoroso di tradimento degli impegni. Per di più di un istituto di ricerca vigilato dal governo verso un Comune attraverso le sue società. Un voltafaccia illegittimo che ha danneggiato la città».
Era il 14 maggio 2009 quando l’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) ha stipulato con Sviluppo Pisa (società partecipata al 100% da Pisamo) un contratto preliminare per l’acquisto di una porzione di circa 3.000 mq della Sesta Porta al costo di 9 milioni di euro più Iva. L’Ingv ci avrebbe dovuto riunire tutte le sue sedi. Peraltro l’edificio è stato costruito seguendo i criteri tecnici richiesti dall’istituto e questo ha determinato un incremento dei costi per circa un milione. Quel contratto era il pilastro fondamentale per l’operazione Sesta Porta, complesso immobiliare in via Battisti dove sono state trasferite importanti funzioni (Polizia municipale, Pisamo, Sepi).
In base all’avanzamento dei lavori e poi alla loro conclusione, Sviluppo Pisa emette una serie di fatture. Tra fine 2012 ed inizio 2013 Ingv, soggetto pubblico vigilato dal ministero dell’Istruzione, comunica però la sua marcia indietro. Motivo? L’opera non sarebbe più collimante con i programmi dell’ente e le risorse disponibili. A quel punto per la Sviluppo Pisa (e quindi il Comune) si prefigura un “buco” del tutto inaspettato nel piano economico della Sesta Porta.
Di conseguenza scattano tre azioni giudiziali contro l’istituto. Con sentenza del luglio 2014 il Tribunale ha condannato Ingv al pagamento in favore di Sviluppo Pisa di 900.000 euro, visto che «il contratto preliminare - secondo la sentenza - ha pieno valore di prova legale dell’esistenza del credito». Giudizio pendente invece su due fatture per un totale di 2,7 milioni, con udienza fissata a fine 2016, mentre per il pagamento di un’altra fattura (ancora da 2,7 milioni) Sviluppo Pisa ha ottenuto un decreto ingiuntivo dal Tribunale di Roma, che è stato opposto da Ingv: altri tempi lunghi.
Nei giorni scorsi una lettera a firma del liquidatore di Sviluppo Pisa e del nuovo amministratore unico di Pisamo, Fabrizio Cerri, è stata inviata ai rinnovati membri del cda di Ingv (al contrario il presidente non è cambiato) per cercare una via d’uscita. All’istituto viene così rilanciata una proposta che comprende una riduzione delle superfici da acquisire e del prezzo di vendita al mq (lasciando liberi gli altri spazi). In pratica, viene data ad Ingv la possibilità di prendere una porzione ridotta dell’edificio pagando poco più di 5 milioni anziché 9. In alternativa, un affitto secco di 325.000 euro l’anno. Oppure, ancora, una locazione da 360.000 euro l’anno con riscatto finale (e cifre da scalare dai circa 5 milioni per l’acquisto).
«La lettera ai nuovi consiglieri dell’Ingv - riprende il sindaco Filippeschi - espone fatti incontrovertibili. Tant’è che i giudici danno ragione a Pisa. Un contratto è un contratto. Ma i tempi della giustizia non ci danno giustizia. Gli amministratori dell’Ingv si sono presi gravissime responsabilità: a Pisa si pagano ancora fitti passivi. Chiederemo i danni e anche il risarcimento dei costi supplementari di una realizzazione fatta su misura per l’Ingv, con criteri di massima antisismicità. Chiediamo ai nuovi consiglieri di accettare almeno le proposte di transazione fatte da Sviluppo Pisa».
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