Il Tirreno

Pisa

Ripafratta, un’inchiesta sui lavori prescritti

di Sharon Braithwaite

Il sindaco: «Il Comune ha fatto un’ordinanza chiedendo al proprietario del terreno di effettuare delle opere. Un geologo verificherà cos’è stato fatto»

2 MINUTI DI LETTURA





SAN GIULIANO TERME. A un anno dalla devastante frana di via Fattori a Ripafratta, stanno per iniziare le verifiche geologiche sull’area franata. Il geologo incaricato dal Comune dovrà accertare che Francesco Alessi, proprietario dei terreni adiacenti a quello che rimane di casa Grassotti, ha realizzato le opere di messa in sicurezza del pendio. «Questa amministrazione, insediatasi nel giugno 2014, ha seguito fin da subito i movimenti franosi del 17 dicembre 2014 – dice il sindaco Sergio Di Maio –. In seguito a questa frana, ho emesso un’ordinanza sindacale dichiarando l’area inagibile e disponendo che Alessi, proprietario della collina franata, eseguisse le opere necessarie alla messa in sicurezza». Questa ordinanza disponeva anche che Terna rimuovesse il traliccio a sostegno dell’elettrodotto, rimasto pericolante sul versante. La società competente della distribuzione dell’energia elettrica fece poi un’istanza al ministero per poter reinstallare il traliccio a pochi metri di distanza dalla vecchia sede. «Il Comune non è certamente responsabile di terreni privati, può intervenire solo con ordinanze e comunicazioni ai proprietari, affinché provvedano a sistemare la situazione di pericolo riscontrata – sottolinea il primo cittadino –. Alessi ci ha da poco inviato la comunicazione di fine lavori. Palazzo Niccolini sta rinnovando l’incarico al nostro geologo di parte per verificare se tali lavori corrispondono alle prescrizioni contenute nell’ordinanza sindacale. Solo dopo questa verifica potremo revocare tale ordinanza». Niente da imputare, quindi, all’amministrazione comunale guidata dalla giunta Di Maio, come scritto nella relazione finale della commissione speciale. Tale commissione ad hoc, però, aveva riscontrato delle falle nella gestione degli eventi franosi datati marzo 2013 e marzo 2014. «C’è stata una mancata comunicazione e scambio di informazioni e documentazione tra i due settori coinvolti nei procedimenti e nelle attività amministrative necessarie a seguito dei primi due eventi franosi», si legge nella relazione, che rileva «responsabilità nella gestione di atti e provvedimenti, superficialità e scarsa attenzione nella gestione dei diversi iter procedurali». Sono tuttora in corso le indagini della Procura della Repubblica e la famiglia Grassotti aspetta in ansia un suo pronunciamento. Concluse le verifiche geologiche da parte del Comune, i Grassotti potranno nuovamente accedere alla loro proprietà.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera