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Pisa

Indagato ex capo della mobile: dava notizie a un investigatore privato

Indagato ex capo della mobile: dava notizie a un investigatore privato

Per Testaì accuse di abuso e rivelazione di segreti d’ufficio in un’inchiesta con 13 persone coinvolte. Secondo la Procura passò informazioni sull’attività di controllo nell’ambito delle gare del Pisa calcio

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PISA. I controllati che “ingaggiavano” i controllori sotto forma di contratti di insegnamento nei corsi di formazione. Ma i rapporti si estendevano anche sul fronte delle notizie riservate che dagli uffici delle questure diventavano merce utile alle aziende della vigilanza privata. Ha come epicentro Firenze, ma tocca anche Prato e Livorno, oltre a lambire Pisa e Cecina, l’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore, Filippo Focardi conclusa con l’avviso di chiusura delle indagini a tredici indagati: quattro poliziotti, il dipendente di una prefettura e imprenditori o collaboratori di agenzie di vigilanza, steward e investigazioni private.

Le accuse. Dalla corruzione all’estorsione, dall’abuso d’ufficio al falso ideologico fino alla rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, sono i reati contestati dalla Procura fiorentina.

L’ex capo della mobile a Pisa. Pisa viene sfiorata perché, secondo l’accusa, tra il novembre 2011 e il gennaio 2012 l’allora capo della squadra mobile, Giuseppe Testaì, ora con lo stesso incarico a Livorno, avrebbe violato il dovere di riservatezza in tre episodi. Il funzionario avrebbe rivelato a un ex ispettore poi diventato investigatore privato, «notizie da considerarsi segrete e attinenti la propria attività di controllo di pubblica sicurezza effettuato nell’ambito delle partite del Pisa calcio nonché altre notizie ricevute per motivi d’ufficio dal questore». In un altro episodio il capo della mobile avrebbe riferito all’imprenditore «notizie d’ufficio da considerarsi segrete e attinenti all’attività di polizia giudiziaria» circa il deferimento di due persone.

Gli indagati. Ecco nomi e ipotesi di reato degli indagati. Giuseppe Balasso, 47 anni, residente a Prato, all’epoca dei fatti alla Digos della questura pratese, abuso d’ufficio; Simone Conforti, 46 anni, residente a Castagneto Carducci, utilizzazione di segreti d’ufficio; Salvatore Gentile,39 anni, residente a Firenze, estorsione; Francesco Lento, 52 anni, domiciliato a Firenze, ispettore di polizia a Firenze, induzione indebita a dare o promettere utilità, corruzione, falso ideologico e abuso d’ufficio; Francesco Mereu, 32 anni, residente a Prato, corruzione e estorsione; Paolo Rausse, 54 anni, domiciliato a Firenze, favoreggiamento; Filippo Rossi, 48 anni, Sesto Fiorentino, corruzione; Maurizio Rossi, 52 anni, residente a Prato, corruzione; Angelo Saba, 55 anni, di Livorno, dipendente della prefettura livornese e per l’accusa di una società che si occupava di stewarding allo stadio di Livorno, rivelazione di segreto d’ufficio; Aldo Settembrini, 46 anni, residente a Terranova Bracciolini, gestore e titolare del locale O’tel di Firenze abuso d’ufficio in concorso con l’ispettore Lento; Pierluigi Tarchi, nato a Rosignano Marittima, 50 anni, residente a Firenze, investigatore privato, corruzione, estorsione, utilizzazione di segreti d’ufficio; Giuseppe Testaì, 40 anni, residente a Massarosa, capo della squadra mobile a Livorno, rivelazione di segreti d’ufficio e abuso d’ufficio; Sergio Vannini, 57 anni, di Signa, della questura, corruzione.

L’inchiesta. All’origine dell’inchiesta ci sono i corsi di formazione degli steward che furono tenuti a Firenze da alcuni poliziotti assegnati all'ufficio Pas, la polizia amministrativa incaricata di fare i controlli nei locali. Ci sono incarichi di docenza per corsi di formazione assegnati a un ispettore di polizia, Francesco Lento, da parte di privati che operavano nello stesso ambito in cui il funzionario agiva da controllore, quello dei locali e delle discoteche. In un caso avrebbe anche ridotto il periodo di stop dopo una violazione contestata al titolare della discoteca O’tel. Viene riportato anche un episodio di estorsione contestato ai titolari di un'agenzia di steward. Secondo la Procura, avrebbero chiesto soldi in cambio del rilascio dell'attestato di frequenza ad alcune persone che poi dovevano esercitare la professione di steward. Gli indagati hanno 20 giorni di tempo per presentare memorie o chiedere di essere sentiti dal pm in attesa dell’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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