Il Tirreno

Pisa

Sanità, dilaga la protesta rimandati gli interventi

di Mario Neri
Sanità, dilaga la protesta rimandati gli interventi

Giornata di disagi in ospedale per lo stop dei medici contro i tagli A Cisanello saltano operazioni programmate in chirurgia e i trapianti

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PISA. Più di quaranta medici richiamati dalla direzione dell’ospedale e invitati a entrare in servizio per garantire l’assistenza ai pazienti in corsia e le urgenze. Rimandati molti degli interventi programmati, soprattutto quelli in chirurgia generale e i trapianti di fegato. Saltata anche qualche tac, risonanza, e alcune visite ambulatoriali.

Non c’è sciopero senza disagi, non avrebbe avuto neppure senso convocarlo, dicono i sindacati dei medici. Ma nessuno di essi immaginava un’adesione così vasta. «In Italia - dice Gerardo Anastasio, segretario cittadino dell’Anaao - ha partecipato allo sciopero il 75% per cento degli ospedalieri, e c’è stata un’altissima partecipazione dei medici di famiglia. E a Pisa crediamo di aver raggiunto, se non superato, quella soglia. I dati ufficiali arriveranno domani (oggi per chi legge, ndr), ma il fatto che l’Azienda ospedaliero-universitaria sia stata costretta a precettare 42 medici per garantire i livelli di assistenza lo consideriamo un fatto molto positivo».

L’obiettivo era proprio questo: riuscire a mettere in stand-by la sanità per un giorno per chiedere «una volta per tutte» uno stop alle politiche dei tagli. Per questo ieri i camici bianchi sono rimasti appesi al chiodo. «Solo fra Cisanello e Santa Chiara - ha spiegato alla vigilia il responsabile Anaao - mancano fra i 50 e i 60 medici, un’emergenza accentuata ancora di più in queste ultime settimane dall’introduzione dei nuovi orari di lavoro». Una rivoluzione imposta dall’Europa e a cui anche il policlinico di Cisanello, come quasi tutte le strutture ospedaliere in Italia, si è adeguato con enormi difficoltà.

Lo sciopero le ha amplificate. Così ieri, oltre agli interventi in programma all’edificio 30, nella chirurgia generale e in quella dei trapianti di fegato, si sono registrati ritardi nella chirurgia robotica e ha lavorato a mezzo servizio la neurochirurgia, con una sola sala in funzione delle due disponibili. Nessun problema invece al pronto soccorso, dove lo sciopero non ha attecchito.

Ma sono molti i fronti aperti dalla contestazione: le sanzioni applicate ai medici, l’inappropriatezza delle prescrizioni, la responsabilità penale che i medici chiedono di cancellare, un punto sui cui sta lavorando - con una legge ad hoc - il deputato pisano Federico Gelli. Una riforma che, secondo i calcoli del parlamentare Dem, modificando la materia consentirebbe ai professionisti di non dover più lavorare con la spada di Damocle delle cause e evitare così di attuare una “medicina difensiva”, cioè di somministrare esami anche superflui per paura di venir chiamati a rispondere in tribunale di eventuali errori diagnostici. Una misura che, riducendo le spese in eccesso, produrrebbe risparmi utili ad assumere personale. Si stima almeno 3mila medici e 3mila infermieri in tutta Italia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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