Nuovi orari in ospedale «Le chirurgie in affanno»
PISA. Chirurgia vascolare, cardiochirurgia, quella di urgenza e l’unità operativa dei trapianti sono al limite, e quasi nessuno finora è riuscito davvero ad applicare alla lettera la rivoluzione...
PISA. Chirurgia vascolare, cardiochirurgia, quella di urgenza e l’unità operativa dei trapianti sono al limite, e quasi nessuno finora è riuscito davvero ad applicare alla lettera la rivoluzione dettata dall’Ue. Perfino gli anestesisti cominciano a boccheggiare. Anche Cisanello e il Santa Chiara dal 25 novembre vivono in una sorta di emergenza permanente. «Quantomeno tutte le chirurgie e i reparti che devono fronteggiare urgenze ed eventi imprevedibili», sostiene Gerardo Anastasio, cardiochirurgo e segretario pisano del sindacato dei medici ospedalieri Anaao. È quella la data in cui gli ospedali italiani si sono dovuti adeguare al nuovo regime di orari di lavoro imposto dall’Europa. E il rigore, combinato con la cronica mancanza di personale e risorse, sta mettendo a rischio l’assistenza. Medici e infermieri infatti non possono più fare oltre 48 ore a settimana e i turni devono essere sempre intervallati da riposi da 11 ore. Un guaio per reparti in cui sono fondamentali le reperibilità, abituati a turni settimanali di 60 ore. «È inevitabile che alcune aree rimangano scoperte – dice Anastasio –. Non è un caso che l’Azienda stia pensando di chiedere una deroga almeno fino a nuove assunzioni».
Ma dove trovare i soldi? In commissione Affari sociali della Camera è passata la legge che modifica la disciplina penale e civile per i medici. Il testo, di cui è relatore il responsabile sanità del Pd Federico Gelli, andrà in aula il 15 dicembre. L’obiettivo è quello di attenuare la responsabilità penale e incentivare la chiusura in via stragiudiziale delle cause per assicurare risarcimenti più rapidi ai pazienti, ma si prevede anche un effetto collaterale: se i dottori smettono di lavorare con la spada di Damocle delle cause, si riduce anche la loro tendenza a fare medicina difensiva, cioè a prescrivere esami e trattamenti inutili per paura di sbagliare. La conseguenza è che il Servizio sanitario nazionale risparmia denaro. «Da noi servono più di 50 medici – dice Anastasio – ma il 16 dicembre il personale dell’Aoup incrocia le braccia per 24 ore con uno sciopero generale per dire stop ai tagli. Invece di rifinanziare la sanità, il governo toglie anche quest’anno alla Toscana 500 milioni. Se si va avanti così il sistema collassa».
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