Il contatore si rompe e arriva una bolletta da cinquemila euro
Un pisano costretto ad andare dal giudice per riavere i soldi Aveva dovuto pagare per non farsi tagliare il gas
PISA. Il contatore del gas impazzisce: una volta, due volte, tre volte, e all’utente arriva una bolletta di quasi cinquemila euro. Che va pagata, altrimenti l’utenza verrà tagliata. È successo ad un pisano, che è dovuto andare davanti al giudice di pace per riavere indietro i suoi soldi. Per fortuna alla fine il magistrato le ha dato ragione, condannando il gestore a pagare anche le spese legali (oltre 1.600 euro).
La vicenda è iniziata sei anni fa e l’uomo, assistito dall’avvocato Erika Toti, è riuscito a far valere le sue ragioni davanti al giudice di pace pisano Raffaele Basile (sentenza 633/2015). L’utente contestava una fattura del giugno 2009, posta a fondamento di pagamenti richiesti dal gestore dell’energia di cui era cliente e da lui pagati «per evitare l'interruzione dell'erogazione».
In giudizio, il gestore contestava la propria legittimazione passiva ma il magistrato l’ha reputata esistente «in quanto società incorporata della società già titolare del contratto di somministrazione».
Le contestazioni del cittadino si basavano sul presupposto di una erronea rilevazione del consumo effettivo di energia. «Si rileva al riguardo - leggiamo nella sentenza - che l'onere probatorio relativo alla quantificazione di energia addebitata spetta all'ente erogatore (Cassazione civile, sez. III, 2 dicembre 2002, n. 17041)».
Nel caso esaminato è risultato comprovato che il contatore dell'energia abbia funzionato per un certo periodo in maniera inesatta, tanto che è stata necessario il suo asporto per ben due volte nonché la sua sostituzione: «Di fatto, il consumo di energia imputato all'odierno attore appare indubitabilmente abnorme e privo di verosimiglianza, se confrontato ai consumi abituali dell'attore, come in atti».
L’uomo ha anche provato in giudizio che nel periodo in contestazione non vi fossero perdite di energia tali da giustificare l'atipicità dei consumi: «Pertanto, non risultano provate le pretese creditorie della società convenuta ed appare verosimile un errore nella rilevazione del consumo, con conseguente illegittimità delle fatture in contestazione».
Riguardo alla quantificazione dell'importo realmente dovuto dal cliente «si ritiene del tutto condivisibile il conteggio articolatamente effettuato nell’atto introduttivo», cioè 850 euro. Al netto dei conguagli già effettuati, il gestore convenuto ha dovuto restituire 3.851 euro. Il giudice ha inoltre condannato il gestore dell’energia al pagamento delle spese e degli onorari, in tutto 1.600 euro circa. Morale: controllate sempre i vostri consumi e non buttate le bollette.
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