Il presidio
«Nuora come una schiava»: condannato a tredici anni
Sentenza della Corte d'Assise. I legali avevano chiesto l'assoluzione La giovane umiliata dal suocero e picchiata se non si occupava della casa
PISA. Dopo circa quattro ore di camera di consiglio, la Corte d'Assise (presidente D'Auria, a latere Mirani e sei giudici popolari) nel tardo pomeriggio di giovedì 3 dicembre ha condannato a 13 anni e mezzo un 41enne accusato di riduzione in schiavitù dell'allora nuora oggi 17enne. Il pubblico ministero Angela Pietroiusti aveva chiesto una pena di 15 anni, mentre gli avvocati dell'imputato, Alberto Marchesi e Marco Meoli avevano concluso la loro arringa con una richiesta di assoluzione.
Il 41enne (omettiamo il nome per tutelare l'identità della parte offesa minorenne, ndr) fu arrestato dalla polizia nel dicembre 2014. Secondo l'accusa la giovane, moglie del figlio del condannato, subiva una sottomissione severa e prolungata nel tempo che per l'accusa si era trasformata nel reato di riduzione in schiavitù con l'aggravante della minore età.
La vicenda è ambientata al campo rom di Coltano. Il periodo delle angherie messe in fila in dettagliati rapporti agli atti dell'inchiesta condotta dalla squadra mobile risale all'estate 2013. La nuora, stando alla Procura, era utilizzata come una domestica, per usare un eufemismo, a tutte le ore del giorno. Non solo. Per l'accusa veniva anche picchiata - agli atti ci sono segni di percosse - quando non si preoccupava della famiglia, soprattutto quella del suocero a cui doveva rendere servigi senza protestare.
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