Ultime novità nella ricerca contro l’anemia mediterranea
PISA. Anemia mediterranea: ultime novità della ricerca e nuove frontiere per migliorare la qualità della vita di chi è affetto da questa patologia. Un argomento di grande importanza per molti, per il...
PISA. Anemia mediterranea: ultime novità della ricerca e nuove frontiere per migliorare la qualità della vita di chi è affetto da questa patologia.
Un argomento di grande importanza per molti, per il quale la Fondazione “Gabriele Monasterio” organizza oggi e domani un apposito convegno, presentato in una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il direttore della Fondazione, il dottor Luciano Ciucci, la dottoressa Alessia Pepe e la dottoressa Tommasina Iorio, paziente, rappresentante di “Uniamo”, Federazione Italiana malattie rare.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha identificato le malattie ereditarie del globulo rosso, quali le talassemia (o anemia mediterranea) e la drepanocitosi (o anemia falciforme) tra le patologie emergenti del nuovo millennio: si tratta di patologie endemiche in una fascia che interessa il bacino del Mediterraneo, il Medio Oriente fino al Sud Est Asiatico, anche se i flussi migratori sempre più massivi stanno configurando con forza le talassemie e le drepanocitosi come problematica di sanità pubblica dell’Europa tutta.
Ad oggi gli studi epidemiologici calcolano nel mondo un’incidenza di circa 400.000 nuovi nati ogni anno affetti da talassemia, drepanocitosi o talasso-drepanocitosi. Si tratta, in ogni caso, di valori ampiamente sottostimati tenuto conto del fatto che nella maggior parte dei Paesi ove la malattia è maggiormente presente non vi sono registri demografici completi e affidabili. In Italia si stima una prevalenza di circa 7.000 pazienti con talassemia e con talasso-drepanocitosi, con una maggiore distribuzione nelle regioni insulari, meridionali e del delta padano, sebbene i flussi migratori interni e dall’estero ridisegnino costantemente questa mappa, coinvolgendo sempre più le regioni del Centro e del Nord. La maggior parte dei soggetti affetti da queste patologie hanno bisogno per sopravvivere di ripetute trasfusioni di sangue a causa dell’anemia cronica. Ma la frequenza delle trasfusioni ha un importante effetto collaterale: l’accumulo di ferro nel cuore ed in altri organi (in primis fegato e pancreas) con conseguenti complicanze quali i problemi cardiaci che costituiscono la prima causa di morte delle persone affette da queste patologie.
Di questo si parlerà oggi e domani al convegno pisano.
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