Italia
Misericordia, una nuova bufera dimissioni e accuse a Marchetti
Se ne vanno in cinque dal vertice: «Il governatore vuole solo salvare la Curia e poi estinguere l’ente» Tra le ragioni dell’addio anche l’assenza di sforzi per l’istituzione gravata da 12 milioni di euro di debiti
PISA. «Più della sorte della Misericordia al governatore interessa tutelare la posizione della Curia». Non lo dicono i sindacati dei Cobas. La firma in calce a una lettera di dimissioni di tre pagine viene firmata dal vice governatore Gabriella Bianchini e dai residenti magistrali della confraternita Michele Apruzzese, Francesco Mancuso, Nicola Pieracci e Paolo Toni. Dimissioni che, come una reazione a catena, hanno portato a lasciare i rispettivi incarichi anche il governatore, Luigi Marchetti, il suo braccio destro Carlo Alberto Orvietani oltre a far decadere l’organo di governo composto da 11 membri, di cui 3 indicati dall’arcivescovo. Una decisione che apre la strada a un nuovo commissariamento per la confraternita già fiaccata dai conti in rosso per almeno 12 milioni di euro.
Le accuse al governatore. Tra le accuse mosse dai dimissionari a Marchetti non c’è solo il disegno di voler “salvare” la Curia staccandola dal destino della Misericordia con la modifica dello Statuto in programma domani con l’assemblea straordinaria che a questo punto non si terrà. Gli contestano anche una gestione accentratrice se non addirittura impostata a trascurare l’organo direttivo. E viene citato un esempio tra i tanti. «I sottoscritti sono venuti a conoscenza di come vi siano stati, nel corso dell’ultimo anno e mezzo, almeno due importanti manifestazioni di interesse verso l’immobile della Misericordia per un possibile suo riutilizzo e come esse non siano state riportate al Magistrato (organo di governo, ndr) della Misericordia – scrivono – ma gestite dal Governatore che non ha ritenuto di informare l’organo di governo dell’istituzione, arrogandosi un potere decisionale che non gli spetta e non gli appartiene, come del resto già altre volte accaduto». La lettera racconta di un rapporto con il governatore vissuto tra screzi e reciproche sfiducie.
I debiti e i tagli. La Misericordia è passata negli ultimi anni da 67 a 23 dipendenti con oltre 30 licenziamenti a causa di una zavorra di debiti innescati in buona parte dall’acquisto della nuova sede (6 milioni di euro) al Cep, mai messa a reddito con piena efficace reddituale, e da un organico fuori misura per un’associazione di volontariato. Un gigantismo sul quale ha acceso i fari anche la Procura e che ora ha ridotto quello che resta della confraternita a contare i debiti e ad andare avanti con le attività del 118 e dei servizi cimiteriali.
Disinteresse. Scrivono i dimissionari «che il governatore, in particolare, e i residenti magistrali di nomina vescovile su pressione dei sottoscritti sono stati costretti ad ammettere, in sede di Magistrato, il loro disinteresse per l’istituzione (testuale del governatore “della Misericordia non mi interessa niente e non ne voglio sapere più nulla”, 6 luglio 2015) e come l’unico scopo del loro mandato sia quello di tutelare la posizione della Curia, facendo approvare il nuovo Statuto che svincola l’Arcivescovo Benotto da ogni legame con la Misericordia che non è negativo in sé, ma lo diventa se è l’unico obiettivo, come è stato, dell’attuale governatore».
L’estinzione dell’ente. Secondo la tesi dei cinque firmatari del documento «è intenzione di Marchetti pervenire alla estinzione e successiva liquidazione dell’ente, disegno che, insieme con Orvietani, persegue lucidamente dal primo giorno del suo insediamento avendo dato prova di come nessun concreto sforzo, oltre una densa e fumosa nuvola di chiacchiere, sia mai stato fatto per salvare l’istituzione, né di aver alcun interesse per le sorti della Misericordia».
Rapporti usurati. Gli attriti sono diventati insofferenze al punto che i dimissionari si congedano sostenendo «che è una prioritaria questione di dignità personale rimarcare la netta differenza che ha caratterizzato lo spirito con cui i sottoscritti si sono impegnati, pur con i limiti di ognuno, per la Misericordia e l’operato del tandem Marchetti – Orvietani, al punto che è divenuto persino intollerabile pensare di sedere allo stesso tavolo del Magistrato».
Pietro Barghigiani
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