Estorsione, quattro condanne definitive
La Cassazione chiude con pene dai 5 agli 8 anni diverse storie di recupero crediti con metodi violenti
PISA. Arriva al capolinea della Cassazione una vecchia storia di estorsioni e recupero crediti con modi poco urbani tra le province di Pisa, Lucca e Firenze. Una vicenda che risale alla fine degli anni Novanta e che aveva al centro delle attività finite sotto la lente della Guardia di finanza una società con sede a San Miniato e un giro di imprenditori alle prese con debiti e assegni per coprire scadenze ricordate a suon di minacce. La Suprema Corte ha confermato le condanne inflitte dalla Corte di Appello a tre imputati e ridotto di 8 mesi la pena a quello che era stato considerato il dominus dell’organizzazione. Carlo Lupo, 62 anni, originario di Empoli, residente a Ponte a Egola, all’epoca dei fatti responsabile della Trade Marketing di San Miniato, sconterà 8 anni e 8 mesi avendo ottenuto uno sconto rispetto all’Appello; Carlo Parra, 49 anni, di Pisa, 6 anni e 9 mesi; Andrea Frizzi, 47 anni, di Ponte a Cappiano, presidente dell'associazione "Antica falconeria Toscana", 5 anni e 9 mesi (arrestato nei giorni scorsi dai carabinieri in esecuzione della sentenza); Vincenzo Cardillo, 52 anni, residente a Viareggio, 5 anni e 2 mesi. Nel lungo percorso giudiziario lo scenario messo a fuoco dagli inquirenti aveva come elementi cardine l’estorsione e, in misura più defilata ma comunque presente, l'usura. Nel 1998 i responsabili di due società di marketing furono arrestati dalla Guardia di finanza. Erano accusati di aver estorto denaro a imprenditori fiorentini e lucchesi in gravi difficoltà. La denuncia partì da un imprenditore del settore conciario. Il contesto era quello delle erogazioni di servizi alle aziende, da parte di società prive di autorizzazioni, come il recupero crediti per conto terzi usando metodi un po’ troppo spicci, dalle minacce a farsi passare per ufficiali della finanza per intimidire gli imprenditori che dovevano pagare. In almeno due casi furono applicati interessi usurari al debito contratto dalle vittime delle azioni estorsive. Carlo Lupo venne bloccato in flagranza di reato dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria delle Fiamme Gialle di Lucca al casello autostradale di Capannori. Il titolare della Trade Marketing (dal 1996 non poteva più operare) era in compagnia del suo fedele collaboratore, Carlo Parra e si stava facendo consegnare da un imprenditore lucchese un assegno di 8 milioni di lire a parziale copertura di un debito. Il passaggio venne filmato dalle telecamere.
Per i giudici della Suprema Corte è stato anche accertato che il recupero crediti avveniva «con l'utilizzo di metodologie considerate sproporzionate rispetto alla finalità di fare valere un proprio diritto, individuate dal giudice di prime cure come forme di minaccia e violenza considerate espressione di dinamiche di criminalità organizzata».(p.b.)
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