Prefetto vs sindaco, sui vigili scontro totale
Visconti tira dritto e fa l’anti-Salvini: «Prendere le pistole non serve» I renziani pungolano Filippeschi: «Non farti dare ordini»
PISA. «Non ha risorse e vigili da mettere in campo, pensa davvero che bastino tre o quattro poliziotti in più? Non è un problema mio, io tiro dritto!». Attilio Visconti non ha nessuna intenzione di finire in una palude e a trascinarcelo, ha confidato ieri, giovedì 6 novembre, ai suoi consiglieri, non saranno le «trappole dei sindaci», anzi “del” sindaco, «i paletti burocratici che sicuramente Marco Filippeschi metterà per vanificare» il suo piano di “fusione” delle polizie municipali. «Voglio soluzioni snelle, pronte all’uso, non mi farò impastoiare dai protocolli di intesa». E intanto, in un’intervista televisiva, scavalca il sindaco a sinistra facendo l’anti-Salvini: «Prendere le pistole non serve, il bandito è sempre più lesto di te».
Il prefetto va per la sua strada. A mettergli i bastoni fra le ruote non sarà il primo cittadino del Pd, è il messaggio, né chi «specula» sulle sue invasioni di campo. Certo ormai è conclamato lo scontro fra il rappresentante del governo e il sindaco dem, un conflitto politico che va avanti da settimane a colpi di proposte e controproposte su temi di amministrazione del territorio. A inizio settembre Visconti richiamò la giunta al rispetto degli impegni presi con i cittadini sul cavalcavia di Sant’Ermete, poi scese in Piazza dei Miracoli, accompagnato dal comandante dei carabinieri Andrea Brancadoro e dal questore Alberto Francini, per una ricognizione sull’abusivismo.
Un rapporto, quello fra le due autorità, segnato da alti e bassi, tanto che l’iniziale frattura sembrava essersi ricomposta sullo sgombero dei rom alla Bigattiera. Ora si è di nuovo aperta una crepa. Visconti lancia l’idea di unire le municipali per sgravare le forze di polizia delle incombenze più tecniche, il primo passo - dice - verso il Comune unico, «l’unica soluzione» per risolvere i problemi di sicurezza in una dimensione metropolitana. Per questo - ha annunciato - «convocherò i sindaci di Pisa, Cascina e San Giuliano».
È arrivata immediata la frenata di Filippeschi. Se Visconti sostiene che non saranno tre o quattro poliziotti in più a fare la differenza, il sindaco dice “ni” alle fusioni («vanno preservate le identità») e rilancia sulla richiesta di un aumento degli organici di polizia. In soccorso al primo cittadino arriva Paolo Fontanelli. Per avere gli agenti, il deputato e “generale” della sinistra dem pisana annuncia un’interrogazione ad Alfano. Così il prefetto torna all’attacco, invita i cittadini a «non cedere alla giustizia fai dai te» e fa sapere: «Io tiro dritto». Quasi un ruolo da “sindaco ombra”. Un «commissario», tuonano M5S e Cobas.
«Mi spaventa l’assoggettamento del sindaco al prefetto - dice la grillina Valeria Antoni -. La legge prevede che la fusione sia avallata da un referendum. A me pare gravissimo che la politica si affidi ai prefetti in un momento come questo e metta in campo il tema della sicurezza per procedere al Comune unico, è un quadro inquietante di prove generali di commissariamento della città». Ma il dinamismo (o iperativismo) di Visconti ieri non è sfuggito al quartier generale dei renziani. A suonare la sveglia ad entrambi è il vicesegretario toscano Pd Antonio Mazzeo: «Mi fa piacere che anche il prefetto segua la nostra linea sui temi della sicurezza e sulla necessità di unire le forze a livello amministrativo. Sia però la politica a fare le scelte di aggregazione e siano i nostri sindaci a cominciare da subito questo tipo di lavoro in sinergia senza attendere che sia il prefetto a convocarli».
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