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Avvocato picchiato e rapinato sotto casa
Valerio Uliana: «Opera di professionisti, mi avevano seguito»
PISA. Neppure Milady ha avuto il tempo di abbaiare. Era accucciata sul sedile posteriore e ha visto stramazzare al suolo il suo padrone, qualcuno che gli storceva il braccio sinistro dietro la schiena e poi, niente, rumore di passi veloci che si allontanano, respiri concitati, un lamento sordo: gli unici segni della rapina. L'ennesima, la sesta in meno di una settimana, anche questa messa a segno con un pestaggio. Ormai sembra davvero un’escalation inarrestabile. «Stavo facendo scendere la canina dall’auto. Ho sentito qualcuno che mi bussava sulla spalla, toc toc, mi sono girato e... bum».
Valerio Uliana non l'ha neppure visto arrivare il pugno che lo ha atterrato. Un gancio sullo zigomo destro. «Non ho proprio avuto modo di difendermi», racconta. È andato giù come un albero secolare. In effetti il signor Uliana, 57 anni, avvocato civilista e penalista pisano, è alto più di un metro e novanta, spalle larghe, riccioli ercolini, sembra davvero una quercia, una sequoia d’uomo.
L’idea di mandare al tappeto uno così dovrebbe risultare impervia anche ad un boxer esperto. Invece lunedì sera, intorno alle 19.30, l'hanno picchiato e rapinato proprio davanti a casa. Ora muove ancora a fatica il braccio sinistro, «la spalla, mi fa male», dice. «Dopo avermi colpito, mi hanno spinto sull’asfalto vicino all’auto e mi hanno sfilato l’orologio, portato via il cellulare e le chiavi della macchina».
Lo aspettavano. Via Pungilupo, a Cisanello, è una strada poco trafficata, un chilometro e poco più da via Manghi a via di Padule: da una parte palazzi a cinque piani, caseggiati, ogni tanto anche qualche villetta con le ringhiere basse e i giardini pettinati; dall'altra campi per qualche centinaia di metri fino al fosso, una brughiera urbana di periferia. Lo aspettavano qui i due uomini che lo hanno aggredito, una rapina che sembra quasi un agguato. Tanto che il legale sospetta sapessero tutti i suoi orari e spostamenti. In fondo, in città è abbastanza famoso. Due anni fa è riuscito a vincere una causa e ad ottenere che l’Asl di Viareggio pagasse ad una cliente la cura Di Bella. Grazie ad alcune perizie, Uliana riuscì a dimostrare che anche i farmaci di una delle più discusse terapie antitumore erano efficaci. Almeno nel caso della sua assistita, una viareggina di quarant’anni, e almeno per il tribunale di Lucca. Un caso che gli diede notorietà. «Non so, ma mi sono sembrati dei professionisti - racconta - Non hanno detto una parola, sono rimasti in silenzio e hanno fatto tutto con massima rapidità. Non ricordo neppure bene come fossero vestiti». Sono le 10.30 di mattina, sono passate più di quattordici ore dall’aggressione, ma parla ancora a fatica. È appena sceso dal suo appartamento, sta tornando in questura per perfezionare la denuncia e magari fornire qualche dettaglio alla polizia.
«Sono sicuro fossero due, abbastanza giovani direi, e credo nordafricani, insomma almeno mi sembra fossero scuri di carnagione, ecco...». Per un attimo riesce anche a scherzarci su: «Se poi fossero livornesi abbronzati... ci può stare». Sul suo caso indaga la squadra mobile guidata da Rita Sverdigliozzi. Quando gli agenti l’altra sera l’hanno raggiunto al pronto soccorso per avere una prima ricostruzione era ancora confuso, della rapina aveva impressi nella mente solo pochi flash. Ora qualche ricordo sembra riaffiorare, ma nulla di decisivo. «Nemmeno il cellulare sembra abbia offerto indizi o tracce - racconta - Mentre stavo facendo scendere la mia Basset-Hound ero al telefono con una cliente, avevo gli auricolari. I ladri hanno lasciato aperta la comunicazione per qualche minuto, ma non si sono traditi. La signora ricorda soltanto di aver sentito qualche brontolìo, nulla di più».
A soccorrere per primo Uliana è stato Domenico De Luca, un ispettore di polizia in pensione che abita nello stesso palazzo. «Stavo uscendo di casa - racconta nel cortile - l’ho ritrovato riverso a terra vicino alla sua Mercedes nera, sono stato io a chiamare il 113». Sul posto sono subito arrivate due volanti. «Ho l’impressione anch’io che l’avessero seguito, e forse sapevano che al polso portava quel tipo di orologio, insomma era buio, stava tornando dal suo studio, come avrebbero fatto a notarlo altrimenti?».
«Sì, l’orologio era di valore - riprende Uliana - un Rolex Daytona, un vecchio regalo di famiglia. In effetti forse avrebbero potuto prendere anche l’auto visto che mi hanno preso le chiavi, invece le ho ritrovate in una fioriera poco lontano da qui quando sono tornato dall’ospedale».
«Le chiavi te le hanno prese per accertarsi che non li inseguissi, per questo ti dico che erano esperti», aggiunge De Luca. Per questo gli investigatori non sono convintissimi che ad organizzare l’agguato al legale siano stati due magrebini. Il modus operandi, almeno, non sembra provenire da quella galassia criminale. «Di solito sono più abituati agli scippi, questo è un lavoro da esperti - confida una fonte inquirente - Non hanno proferito parola, non avevano armi e hanno scelto un luogo privo di telecamere. Non sarà facile catturarli».
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