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Giovani cardiologi premiati nel nome di Vera
Domani la consegna dei riconoscimenti voluti per ricordare la dottoressa Srebot il padre Massimo: «Abbiamo cercato chi unisce passione al sostegno per il prossimo»
PISA. Arrivano premi di studio speciali, per giovani medici specialisti in malattie dell'apparato cardiovascolare per ricordare una persona speciale, come Vera Srebot, giovanissimo medico con specializzazione in cardiologia. I riconoscimenti di studio intitolati a Vera Srebot, scomparsa un anno fa, assegnati su iniziativa di fondazione "Vera nel cuore o.n.l.u.s.", fondazione Toscana Gabriele Monasterio, Ausl 5 Pisa, saranno consegnati domani alle 15 nell'auditorium dell'area di ricerca Cnr di San Cataldo, in via Moruzzi 1 a Pisa.
La partecipazione al concorso era aperta a giovani medici interessati a presentare un progetto di ricerca in ambito sperimentale o clinico nel settore della cardiologia. La commissione, compostra da Rita Mariotti, Stefano Giaconi, Massimo Srebot, Claudio Passino, Michele Emdin, ha individuato persone proprio come Vera, che lei stessa avrebbe potuto scegliere per amico o amica, come compagno o compagna di lavoro. Riceveranno il riconoscimento in memoria di Vera Srebot: Marco Cameli, Alessandro Valleggi, Iacopo Fabiani, inoltre hanno meritato una menzione Luigi Emilio Pastormerlo, Giuseppe Vergaro, Francesca Menichetti, Claudia Camaioni. Tutti sono laureati in medicina e chirurgia, specialisti in malattie dell'apparato cardiovascolare e hanno elaborato in maniera autonoma un progetto di ricerca sperimentale o clinica. «Amicizia, impegno, cura, amore, rigore, speranza, tenacia, dolcezza sono alcuni dei colori dell'anima di Vera Srebot - ricorda Michele Emdin, docente di malattie dell'apparato cardiovascolare all'Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant'Anna, presentando la cerimonia di mercoledì 4 novembre - che ha illuminato chiunque le sia stato vicino. Vera è stata una persona speciale negli affetti familiari, nell'amore dello studio, dello sport, della vita, nell'impegno nei confronti degli altri, nella voglia di conoscere e di apprendere, come nel modo con cui ha affrontato la malattia, con coraggio ed intelligenza».
«Un premio in nome di Vera - sottolineano i genitori, Marta Lupetti e Massimo Srebot - non può essere soltanto il riconoscimento a un progetto scientifico ma il premio a un medico che unisce la passione per la conoscenza al sostegno per il prossimo, al rispetto, all'onestà senza la quale ogni professione rischia di essere sterile e fine a se stessa ed addirittura pericolosa. Vera la ricordiamo così, anche per l'entusiasmo e d il sacrificio dal quale scaturiva tutta la sua gioia di vivere e di condividere esperienze, lavorative, culturali e sportive».
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