Il presidio
Violenta l’amica e la sequestra arrestato un diciassettenne
Fermato un giovane tunisino. La vittima, una ventenne, ha trovato il coraggio di denunciarlo Lui ora si trova nel carcere minorile di Firenze. Era uscito di cella da poco per rapina e lesioni
PISA. Lei gli ha aperto la porta. Del resto lo conosceva, un “amico”, uno dei ragazzi delle Vettovaglie. Perché snobbarlo, in fondo. Solo perché è uno straniero. No, la piazza di notte è piena di luci e ragazzi, di vita e movida e sì, una sera c’era anche lui. Si è avvicinato e ha detto «Ciao, come ti chiami, sai che sei bella», è sembrato carino.
Lei italiana, studentessa, 20 anni. Lui tunisino, diciassettenne ma uno di quelli che dimostrano di più. Un po’ sbruffone, ma simpatico.
Fino a quando, una ventina di giorni fa, non è entrato nel suo appartamento ed ha cominciato a metterle le mani addosso, a chiederle di spogliarsi, a palpeggiarla. Irriconoscibile.
Sì, lo sapeva che in piazza lui è uno di quelli che spacciano, ma un pesce piccolo, insomma, innocuo, pensava. Non immaginava di certo fosse un violento. «No, lasciami stare, vattene», ha provato a difendersi lei. «Non ti voglio, lasciami».
Invece lui era su di giri, ubriaco, prepotente, incontenibile. Non ce l’ha fatta a respingerlo, ha tentato di tirare pugni, di graffiarlo. Ha tentato di stringerle le gambe, l’ha sentito dire qualche volta: se le donne riescono a chiudere le cosce poi sono salve. Una frottola. Lui era forte, troppo forte per lei. Le ha tolto di dosso quel che serviva, senza neppure guardarla. E lei allora ha chiuso gli occhi, quelli sì, le labbra stretta in una smorfia. Si è dibattuta, ha lottato, ma poi ha aspettato, ha aspettato e sperato che finisse tutto. Presto.
Dopo però si è arrabbiata, infuriata, disperata. Piangeva, gridava. Ha provato ad uscire ma lui l’ha aggredita e l’ha tenuta prigioniera per due ore. Botte, strattoni, pianti. Segregata finché non si è stesa, fingendo di essersi arresa.
Alla fine se ne è andato, e lei ha avuto coraggio. «No, non resterò in silenzio», si è detta, «non ci sto zitta, lui è uno schifo e io lo denuncio».
La ragazza abita in centro, e al comando dell’Arma ci è arrivata in pochi minuti. Gli occhi ancora sgualciti, il rimmel smacchiato come un filo di seta nero sulla guancia. «Mi hanno stuprata», ha detto, «e posso dirvi chi è stato».
C’è voluto qualche giorno, ma non poteva scappare. Di piazza delle Vettovaglie è un abitué, uno di quelli che la movida la movimentano ancora di più perché spaccia, le forze dell’ordine l’avevano già adocchiato. E poi la descrizione della ragazza è stata precisa, dettagliata. Si ricordava il nome, le frequentazioni, gli abiti che aveva addosso quella sera. E i carabinieri lo avevano conosciuto bene otto o nove mesi fa. Rapinò un bengalese alle cinque del mattino sul ponte di Mezzo, era appena uscito dal lavoro al minimarket.
Quando i militari lo raggiunsero, si scatenò anche con loro, picchio un carabiniere. E in macchina fu una furia. A forza di calci riuscì a piegare lo sportello posteriore. Per quella storia si fece un mese in cella a Roma. Per un po’ si è nascosto, niente serate, sbronze e hashish in piazza, niente nottate da sballo. Poi si è tradito, ha pensato che in fondo di tempo ne era passato e che la ragazza non avrebbe trovato il coraggio di denunciarlo. Invece lo ha fatto.
E sei giorni fa, quando la squadra del nucleo radiomobile lo ha sorpreso in piazza delle Vettovaglie, non si è lasciata prendere di sorpresa. I militari questa volta l’hanno catturato e arrestato.
Il giudice minorile ne ha disposto la detenzione al carcere minorile di Firenze. L’accusa è pesante: violenza sessuale e sequestro di persona.
L’età, essere un minore, potrebbe valergli qualche attenuante. Non troppe però. Seppure un ragazzo, è uno di quegli uomini che odiano le donne. Uno di quelli che dovrebbero essere fermati prima di trovare donne che saranno costrette a odiare gli uomini per tutta la vita.
@mario78neri
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