Il presidio
I primari e San Rossore, lo stop del giudice
Bocciato il ricorso dei medici di Cisanello: per visite e operazioni private (per ora) devono dire addio alla clinica
PISA. Il primo round è perso. Non solo. Il verdetto è durissimo perché sembra prefigurare una sconfitta definitiva. Almeno per ora, primari e medici di Cisanello non potranno tornare a svolgere la libera professione alla Casa di Cura di San Rossore. Il giudice del lavoro Franco Piragine, con una ordinanza depositata lunedì, manda in frantumi le speranze dei trenta camici bianchi che a inizio luglio erano stati costretti dall’Azienda ospedaliea e universitaria di Pisa al contro esodo dalla clinica privata di via delle Cascine. Non è stata accolta la richiesta di sospensiva della delibera aziendale che imponeva loro di tornare a svolgere al policlinico l’attività intramoenia, cioè visite e interventi chirurgici su pazienti reclutati da liberi professionisti e non da medici della sanità pubblica. A dare la possibilità ai medici italiani delle strutture pubbliche di svolgere l’attività privata fu la legge Bindi e a regolarne i meccanismi è la cosiddetta legge Balduzzi. Secondo la norma, chi opta per l’intramoenia può svolgere la libera professione ma all’interno delle mura ospedaliere. Per farla all’esterno, l’azienda pubblica deve dimostrare di non avere edifici e requisiti idonei a garantire percorsi «separati e distinti» fra pubblico e privato. Il nodo sui cui puntavano 17 dei 30 luminari finora impegnati a San Rossore e che hanno presentato il ricorso. Dal giudice però è arrivata una doccia fredda. «In sostanza - dice Gaetano Viciconte, legale dell’Aoup - ha negato la sospensiva non perché non avesse la competenza ma perché i medici non potevano chiedere al giudice di imporre ad una pubblica amministrazione di stringere un contratto con un privato». «I ricorrenti chiedono di procedere alla proroga o alla riattivazione della convenzione con la Casa di Cura - scrive il giudice nell’ordinanza - Tuttavia, se è vero che hanno diritto ad avere strutture adeguate per l’intramoenia, è altrettanto innegabile che l’Aoup non ha alcun obbligo giuridico di stipulare convenzioni di sorta. Quindi, non hanno diritto a proseguire la loro attività presso la Casa di Cura». Il giudice richiama la potestà della Regione, di fatto il potere di decidere se far rientrare i medici dalle cliniche private in capo al governatore e alla giunta. «E non si vede come il giudice potrebbe - se non arbitrariamente - se non individuare il contraente, determonare i contenuti del programma negoziale». Successe anche con i primari di Careggi che lavoravano a villa Donatello. E il diktat c’è stato anche a Pisa. Sebbene a Firenze l’ospedale abbia creato una struttura dedicata all’intramoenia e mentre il policlinico pisano fornisce solo la disponibilità di una stanza per ogni reparto. «Ci incontreremo giovedì (oggi, ndr) con i nostri clienti - dice l’avvocato Francesco Miccoli, che insieme a Vincenzo Poso assiste i medici - Le strade sono due: o ricorrere contro questo verdetto, o chiedere un giudizio di merito». Un brutto colpo per la clinica della famiglia Madonna, che rischia di perdere 400 ricoveri all’anno e diversi milioni di ricavi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google