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«La città guarda al futuro grazie ai miei progetti»
Il deputato Pd (ed ex sindaco) dice la sua sulla svolta renziana del partito pisano
di FRANCESCO LOI
Bene il ricambio della classe dirigente. Ma intanto Pisa guarda al futuro seguendo ancora le mie idee di venti anni fa». Dopo l’elezione tutta renziana di Giovanni Viale a segretario cittadino del Pd, svolta indubbia, il deputato Paolo Fontanelli, ex sindaco, non ci sta a passare per uno già rottamato.
Fontanelli, si sente il vero sconfitto dentro il partito?
«No, ma sono un po’ deluso. A parer mio è stata fatta una forzatura che rappresenta un errore politico evidente. Soprattutto perché non è stato attivato un percorso unitario. Procedere a colpi di maggioranza significa in qualche modo esprimere la logica delle correnti e del potere, e non del confronto. Dietro a questo comportamento c’è probabilmente il fatto di pensare di avere un partito che risponde a criteri quali disciplina e fedeltà. Non è più quel tempo. Le persone vanno coinvolte. E’ una logica che rischia di portare al disimpegno».
Lei aveva posto un problema di opportunità perché Viale è stato scelto dal sindaco/presidente Filippeschi per fare il dirigente alla Provincia…
«Lo ribadisco. Ai tempo dei governi Prodi ci siamo battuti per distinguere tra funzioni politiche ed amministrative. Niente da dire sulla persona Viale, che è stato assessore anche quando ero sindaco. La ritengo una scelta che non so quanto possa essere funzionale a Filippeschi. Per il resto sto proprio sereno».
Si dice: un avanti tutta su Viale per chiudere l’epoca dalemiana-fontanelliana. Ha visto in questa contesa un attacco personale?
«Non lo so, mi auguro di no. Certo, vedo in giro pezzi di Pd che si augurano che la sinistra dem esca dal partito. Non mi sembra una buona cosa».
Sarà possibile sanare la rottura nel Pd pisano? Mazzeo ha chiesto «un atto d’amore»…
«Non c’è niente da sanare. E' stata fatta una scelta a maggioranza, chi l’ha compiuta si prende la responsabilità di guidare il partito. Non ho niente da recriminare, ha prevalso la logica della conta. Vedremo quello che faranno».
Hai mai pensato di lasciare il partito, di spingere per la scissione?
«La scissione non esiste. Non ho votato per Renzi e continuo a non vedere chiarezza politica in alcune sue scelte. Ma è legittimamente segretario del partito, ha vinto anche perché prima la sinistra ha commesso errori. Renzi sta facendo buone cose, ma restano delle ambiguità. Una su tutte: dove vuole portare il Pd? Resta nell’alveo del centrosinistra o diventa un partito centrista? Uno come Verdini non credo facesse parte del progetto originario del Pd».
Cosa vorrebbe dire a Renzi?
«Per una serie di circostanze, il Pd ha ora un ruolo centrale nel Paese e nemmeno reali alternative allo stato attuale, né a destra e né a sinistra. In questo scenario ci sarebbero tutti gli spazi per un confronto più chiaro sulle politiche da seguire, sugli interessi da difendere. Renzi si batte, ma ci sono interrogativi ai quali rispondere, partendo dal presupposto che lo sviluppo difficilmente potrà essere ugua. le a quello di prima. E allora si deve ragionare come dare di più a chi ha di meno e come ci si deve comportare di fronte alla questione delle rendite».
Come sono i suoi rapporti con Marco Filippeschi, dopo la divisione per la “guerra degli aeroporti”?
«Normali. Credo che l’operato dell'amministrazione comunale nel complesso sia positivo. Mi sembra si sia mossa in continuità, arricchendo l’azione di elementi importanti come i progetti Piuss».
In continuità significa portare avanti l’idea di città formulata da lei quando era sindaco…
«Il Pd con Renzi ha aperto una fase nuova, questo è evidente. C’è stata una svolta, con un nuovo gruppo dirigente. Ma in effetti vedo che si continua a parlare di idee e progetti messi in campo 15-20 anni fa, sia per quanto riguarda Pisa che l’area vasta, ma anche il tema del grande comune. C’era già allora il problema dell’asse tirrenico, così come la discussione sulla tangenziale nord-est. Vuol dire che quelle idee erano valide. Su alcune si è camminato, su altre no. Sulle idee non c’è stata la svolta, semmai il riconoscimento della bontà di quelle vecchie. Su questo piano mi aspetto ora uno sforzo in più».
A cosa pensa?
«Bene l’istituzione di una commissione regionale per la costa, vediamo cosa proporrà. Il punto vero, oltre alle grandi infrastrutture come porto e aeroporti, è che se vogliamo far crescere l’area urbana integrata occorre uno scatto in avanti. Elemento centrale è la mobilità e la rapidità di movimento da un territorio all’altro. Perché non riprendere l’idea di metropolitana di superficie Pisa-Lucca-Livorno? Parte del sedime necessario è già esistente. L’altro punto vero per il salto di qualità è il turismo».
Qui cosa propone?
«Il problema di un salto di qualità sarebbe toscano, ma la Regione non ha costruito un progetto. Ha fatto leva sull’esistente senza introdurre elementi di innovazione. Poi finisce che emerge troppo Firenze, d’altra parte tutte le indicazioni richiamano proprio il capoluogo. Comincerei, ad esempio, a mettere a sistema tutti i parchi naturali che ci sono sulla costa, fino alle Apuane. Un’offerta ambientale-naturalistica unica. Così si induce a pensare che la Toscana non sia solo Firenze e si intercetta un segmento di turisti a cui mandiamo il messaggio che c’è altro oltre ai musei».
Riprendiamo il discorso sui progetti pisani, quelli andati avanti e quelli rimasti fermi…
«Resta centrale il progetto caserme. I ritardi del ministero della Difesa e la crisi immobiliare lo hanno bloccato. Prima del 2008 c’era la fila in Comune di grandi raggruppamenti di investitori, anche internazionali, interessati alla conversione residenziale dell’ex distretto militare e dell’Artale. Con la crisi sono spariti. Credo che il ragionamento debba essere ripreso. Il punto centrale è avere la disponibilità della Bechi Luserna come porta d’ingresso della città a breve distanza dal museo delle navi e dagli Arsenali».
Ma come tentare di sbloccare un accordo cercato invano da anni?
«Gli americani stanno portando avanti la dismissione di parte di Camp Darby. Ecco, quella può diventare la sede del 6º reggimento di manovra, perché lì ci sono volumi e strutture. La Bechi Luserna sarebbe la soluzione ottimale anche per le bancarelle del Duomo, come già indicato nel piano del commercio».
E del Comune unico cosa pensa?
«E’ una prospettiva, bene se si accelera. Ma già ora si possono individuare servizi da fare insieme, realizzando economie di scala. Ad esempio, facciamo un unico corpo dei vigili urbani, con un solo comandante. E una società unica di riscossione dei tributi».
Parliamo del problema sicurezza: chi deve fare di più?
«Non dobbiamo esagerare nel considerare questa città insicura, ma occorre comunque dare risposte concrete ai cittadini perché ci sono cose che non vanno. Pisa soffre del fatto di essere una città usata da 150.000 persone e non solo dai residenti. Parlando con i deputati di altri territori, vedo che il problema è nazionale. Come si risolve? Investendo di più per il controllo dei territori: ci vogliono più agenti e più mezzi. Ma è una scelta di politiche nazionali, non solo comunali. Vediamo se il Pd ha il coraggio di investire su questo piano. Pisa è più grande di quello che viene valutata».
Caso Bulgarella: sono uscite altre intercettazioni. Che idea si è fatto?
«C’è un’indagine in corso della Dda. Per ora non ci sono stati arresti e nemmeno processi. Poi ci sta tutto, sempre. Spero si arrivi presto a chiarire la vicenda. Molto ruota attorno a vicende bancarie, si ipotizzano reati che esulano da competenze di controllo dei Comuni».
Quando lei era sindaco, il costruttore Bulgarella è stato protagonista di molti progetti e in molti si chiedono: perché questa concentrazione?
«Il rapporto con Bulgarella è sempre stato corretto e trasparente. In quegli anni tutti gli imprenditori locali avevano lavori a Pisa. Poi qualcuno è uscito meglio dalla crisi e qualcuno peggio. Bulgarella aveva più iniziativa nel fare investimenti, sempre nel rispetto dei vincoli urbanistici».
Le due torri incomplete infastidiscono la città...
«Nell’area delle torri il diritto edificatorio c’era già all’inizio degli anni Settanta. Bulgarella ha acquistato l’area dopo, e noi tra l’altro abbiamo ridimensionato i volumi che in precedenza erano stati previsti. Se uno rispetta le leggi, che gli devo dire?».
E’ già iniziata la discussione sul candidato sindaco: lei sostiene qualcuno?
«Ricordo che si vota nel 2018, non credo sia utile parlarne ora. Abbiamo bisogno di un’amministrazione stabile che si concentra sui problemi della città. Non ho candidati».
E Fontanelli cosa vede nel suo futuro politico?
«Da qui al 2018 è lunga. Non mi sono mai autocandidato, mi hanno spinto a prendere certi impegni e talvolta me lo hanno imposto. La politica mi piace, non mi sono mai tirato indietro rispetto alle sfide. Prima c’erano i partiti organizzati che disegnavano gli scenari. Ora siamo nel campo eccessivo delle autocandidature. In questo partito sempre più dirigista mi fanno sentire meno vincolato. Però un dirigismo troppo disinvolto non fa bene al Pd. I casi di Arezzo e Viareggio fanno ben capire i rischi che si possono correre. Sui territori dobbiamo essere più aperti al confronto per coinvolgere più risorse ed energie possibili».
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