Il Tirreno

Pisa

Bulgarella: «Io mafioso? Ero amico di Falcone»

di Massimo Mugnaini
Bulgarella: «Io mafioso? Ero amico di Falcone»

Il costruttore per oltre cinque ore in udienza davanti ai giudici del Tribunale del Riesame di Firenze

3 MINUTI DI LETTURA





FIRENZE. «Mafioso? Ma se ero amico di Falcone!». Andrea Bulgarella esce sfiancato dalle oltre cinque ore di udienza davanti ai giudici del Tribunale del Riesame di Firenze che dovevano decidere se revocare o confermare i sequestri, disposti lo scorso 9 ottobre, nei confronti dell'imprenditore trapanese con base a Pisa e di altri 9 indagati dalla Procura del capoluogo per reati finanziari con l'accusa di aver favorito la mafia. I giudici si sono riservati la decisione, rimandando tutto ai prossimi giorni. Nonostante la stanchezza e nonostante i suoi avvocati cerchino di trattenerlo, il costruttore del Parco delle Torri tuttavia ha una voglia matta di raccontare la sua verità: «Voglio gridarlo a tutto il mondo che non ho niente a che fare con mafia e mafiosi», scandisce. «Da dodici giorni chiedo di essere interrogato, non dormo più, mi hanno distrutto, rovinato, buttato fango addosso, la mia azienda sta fallendo».

Il costruttore di origini trapanesi, camicia bianca e abito classico blu, accompagnato dagli avvocati Giulia Padovani, Andrea Bottone e Francesco Marenghi, è un fiume in piena: «Sono nato in Sicilia ma non conosco un solo mafioso. Anzi, negli anni ho fatto un sacco di denunce: non per questo sono un eroe, anzi sono un incosciente perché nelle mie denunce ho scritto che è tutto in mano all'anti-Stato, a ladri e sciacalli». Sempre più paonazzo, cammina veloce verso l'uscita del Palagiustizia: «Mafioso... ma se affitto da 30 anni la sede della questura di Trapani e da 10 anni gli uffici alla procura! E poi agli atti dell'inchiesta c'è pure un'intercettazione in cui i miei operai mi definiscono “l'unico imprenditore siciliano non mafioso”. Quanto poi all'affidabilità e alla sicurezza dei suoi edifici pisani, Bulgarella respinge sdegnoso i sospetti, emersi in intercettazioni e vecchie sentenze trapanesi, di risparmi sul ferro e fondamenta imbarcate: «Abbiamo rispettato tutte le norme, la telefonata è stata fraintesa».

Anche sulle sue presunte amicizie il costruttore nega tutto: il nipote acquisito del boss mafioso Matteo Messina Denaro, Bellomo? «Non l'ho mai conosciuto». Palenzona, il numero due di Unicredit? Stessa storia: «L'avrò visto una volta da lontano e un'altra in un bar di Roma. Non abbiamo mai parlato di affari». Quindi l'intemerata contro le banche: «Io sono contro le banche, gli ho fatto guerra!», urla all'uscita del Palagiustizia, davanti ai metal detector. I suo legali smorzano i toni e spiegano: «Bulgarella è venuto in aula perché è innocente. C'era una trattativa con Unicredit su una vicenda complessa che riguardava tassi di interesse considerati eccessivi. C'è stato un atto interlocutorio, informale e senza accordi, neppure a voce. Abbiamo già depositato le carte del contenzioso bancario con Unicredit, una memoria e e atti che smentiscono le frequentazioni mafiose». Ieri mattina ha parlato anche Massimo Di Noia, difensore dell'altro indagato eccellente, il numero due di Unicredit Fabrizio Palenzona: «Unicredit non ha mai approvato il piano di risanamento del Gruppo Bulgarella e Palenzona non ha mai visto Bulgarella in vita sua. Perché mai avrebbe dovuto commettere compiere reati per favorire un perfetto sconosciuto?». Il legale ha depositato anche una memoria di 50 pagine del suo assistito.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera