Il Tirreno

Pisa

«Svolta necessaria per regalare un futuro a Pisa»

di FRANCESCO LOI
«Svolta necessaria per regalare un futuro a Pisa»

Parla il consigliere regionale dopo l’elezione di Viale a nuovo segretario comunale Pd

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di FRANCESCO LOI

Lo hanno già definito il vero vincitore. Un dato di fatto: sulle ultime elezioni/nomine nel Pd, ultima quella del segretario cittadino Viale, c’è il marchio renziano. E non, dopo vent’anni, il timbro dalemiano-fontanelliano. Parla Antonio Mazzeo, consigliere regionale e vicesegretario del Partito democratico toscano.

Mazzeo, l’elezione di Giovanni Viale è un’altra sua vittoria?

«Credo si debba parlare di una vittoria di tutto il Pd che finalmente dopo 8 mesi torna ad avere un segretario comunale. Ha vinto una proposta per la città e non i veti di chi fino all’ultimo ha provato a rimandare ulteriormente questo passaggio pur spendendo belle parole su Viale. Anche chi non lo ha votato in assemblea ha infatti avanzato obiezioni di regolamento e mai sul valore di una figura che rappresenta quel profilo autorevole e di garanzia di cui il Pd aveva bisogno in un momento importante e delicato per tutta la città».

Il Pd è però uscito diviso dalla votazione dell’assemblea: saprà ricucire la frattura tra maggioranza e minoranza?

«Sono sicuro che Viale saprà valorizzare anche chi ha deciso di non sostenerlo. È normale che dentro a un grande partito come il Pd ci siano posizioni diverse, ma è altrettanto normale giungano momenti in cui si deve arrivare a una sintesi e prendere delle decisioni. Ora chiedo un atto d’amore verso Pisa e verso il Pd: superiamo una volta per tutte le divisioni e mettiamo a disposizione della città tutte le energie e le idee che abbiamo al nostro interno per costruire un partito più forte e radicato».

Per molti questo era il primo tempo della partita sul nuovo sindaco: cosa ne pensa?

«Che le elezioni sono molto lontane e che Pisa ha già un sindaco fino al 2018: Marco Filippeschi. Invece che giocare al toto nomi pensiamo piuttosto a come vogliamo disegnare insieme la Pisa del 2025, quella che dovrà essere la capitale del Tirreno. Per farlo servono pensieri “lunghi” e un progetto di governo ampio e condiviso con tutte le altre forze politiche che compongono la maggioranza».

E come pensate di farlo?

«Credo serva un progetto in continuità con il lavoro fatto finora, ma che sia all’altezza delle giuste aspettative dei cittadini. Resta ancora tanto da fare e servono risposte in tempi rapidi su alcuni temi, primo tra tutti quello della sicurezza. Il nuovo segretario cittadino ha personalità e caratteristiche tali da poter affiancare e stimolare il lavoro della giunta nella seconda parte del mandato».

Il Pd di domani invece come se lo immagina?

«Serve far tornare Pisa ad essere quel centro di elaborazione politica che è stata in passato. Abbiamo avuto una generazione di politici che era stata brava a raggiungere questo obiettivo, ma che allo stesso modo rischiava ora di affossarlo. Il segnale di richiesta di cambiamento che è arrivato dal voto delle regionali in poi mi sembra chiaro. Questo non significa rinnegare la storia ed i valori da cui proveniamo e in cui crediamo, ma riconoscere che sta iniziando una fase nuova e che c’è una nuova classe dirigente in cui viene riposta fiducia e speranza».

Mandi un messaggio di lavoro a Lari e Viale…

«La dico così: è il momento di uscire da via Fratti e tornare ad interconnettersi con la città, con il suo associazionismo, con il mondo del lavoro, con le imprese più dinamiche. Una rete di rapporti che purtroppo si stava perdendo e affievolendo. Il lavoro iniziato va proprio in questa direzione».

Cambiamento e tradizione come si coniugano?

«Abbiamo la necessità di rinnovarci come forma partito. Penso al rapporto tra i vari livelli istituzionali e, soprattutto, a quello con il nostro patrimonio più grande che sono iscritti e elettori. La scorsa settimana come Pd Toscana abbiamo organizzato un primo confronto tematico tra gli amministratori, da quelli regionali ai sindaci, a cui erano presenti oltre 200 persone. Un nuovo modo di lavorare che replicheremo periodicamente insieme al fatto che le principali scelte amministrative saranno condivise con gli elettori delle primarie. Sono migliaia e migliaia di persone che non possiamo chiamare solo quando c’è un voto, ma che vanno coinvolte di più e più spesso».

Da quattro mesi è entrato in consiglio regionale: riesce già a tracciare un bilancio del lavoro svolto e delle priorità che avete davanti?

«Sono contento che alcune delle istanze che avevamo lanciato in campagna elettorale abbiano trovato le prime risposte. Penso alla creazione di un assessorato ad hoc sulla sicurezza e al lavoro che stiamo facendo perché Pisa abbia finanziati progetti in zone particolarmente difficili. Penso alla proposta di legge fatta sul divieto di cumulo dei vitalizi e alla riduzione delle spese del consiglio regionale, pari a 3,5 milioni di euro, già messa in atto con l’ufficio di presidenza. Penso al fatto di essere riusciti, come gruppo consiliare, a dare un indirizzo preciso perché nella manovra regionale non fosse previsto alcun aumento di tasse a parità di servizi. E sono orgoglioso di essere stato chiamato a presiedere la Commissione per la ripresa economico-sociale della Toscana Costiera, istituita per volontà del presidente Rossi e votata all’unanimità dall’aula. Un tema su cui, per quanto mi riguarda, ci giochiamo gran parte della legislatura».

Che obiettivi vi siete prefissi?

«Abbiamo iniziato dalle audizioni del presidente Rossi, del direttore di Irpet e dei sindaci delle principali città: vogliamo basare il lavoro sul gioco di squadra tra territori e livelli istituzionali. Domani siamo stati invitati da Anci Toscana a Expo per presentare il programma della commissione».

Pensa di riuscire a vincere le storiche resistenze della difesa dei campanili?

«Abbiamo una regione tra le più famose e invidiate al mondo per bellezza, arte, storia e prodotti di eccellenza. Dobbiamo dire basta una volta per tutte a queste dispute. Il punto, oggi, è lavorare ad un progetto complessivo e arrivare a redigere un piano strategico per la Costa entro la metà del 2016. Un piano che non deve essere un libro dei sogni, ma un contenitore di progetti chiari, concreti e realizzabili a partire da infrastrutture, turismo e attrazione di investimenti per creare nuova e stabile occupazione sulla costa toscana».

I primi progetti da portare a compimento in provincia di Pisa?

«Senza dubbio la tangenziale a nord est, tema di cui si parla da anni, ma questa sarà davvero la volta buona; e l’accorpamento dei poli tecnologici. Poi il tubone che dovrà servire i comuni del Valdarno, il riconoscimento del marchio dop per eccellenze come il tartufo bianco e la pelle del distretto del Cuoio, la difesa delle realtà produttive e dei servizi in Valdicecina e, in Valdera, lo sviluppo del settore della logistica e un’ulteriore valorizzazione del percorso fatto finora in materia di rifiuti».

Ma in questa logica di area vasta e di confini che devono ammorbidirsi cambierà anche la geografia dei comuni?

«Abbiamo iniziato un lavoro di riorganizzazione e razionalizzazione della macchina amministrativa che non può prescindere anche da un riassetto istituzionale. E bene ha fatto il sindaco Filippeschi a richiamare anche la necessità di ridurre e unificare le società che gestiscono i servizi pubblici locali. La Regione, dal canto suo, incentiverà i processi di fusione e prevederà un meccanismo prioritario di accesso ai bandi. Dal 2017 invece l’obiettivo è prevedere l’obbligo di fusioni per le realtà montane sotto i 3.000 abitanti e per le altre sotto 5.000. Questa è una sfida che devono avere il coraggio di porsi anche gli amministratori sul nostro territorio: capisco che significa chiedere un passo indietro a qualcuno, ma è anche così che si misura il valore di ciascuno e l’efficacia del cambiamento».

Quindi si va verso il comune unico dell’area pisana?

«Il percorso è quello. A una condizione, però: che si realizzi sul modello delle municipalità e non ci sia qualcuno con ambizioni da padrone o di egemonia sulle altre realtà. E analogamente potrebbe essere fatto per esempio nel Valdarno tra Castelfranco, Santa Croce, San Miniato e Montopoli».

Lo ha detto all’inizio: Pisa vive un momento importante e delicato anche alla luce dell’inchiesta che coinvolge l’imprenditore Bulgarella. Che idea si è fatto?

«Lasciamo lavorare la giustizia. I magistrati accertino in fretta responsabilità ed eventuali illeciti. Chi ne fosse stato responsabile pagherà com’è giusto che sia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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