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Cambia lo scenario internazionale del mercato del cibo
In questi ultimi anni, nella totale indifferenza dell’opinione pubblica e senza un minimo di trasparenza da parte dell’Unione Europea, si sta affrontando il tema del miglioramento dei rapporti di...
In questi ultimi anni, nella totale indifferenza dell’opinione pubblica e senza un minimo di trasparenza da parte dell’Unione Europea, si sta affrontando il tema del miglioramento dei rapporti di import-export tra il vecchio continente e gli Usa attraverso il Ttip (Transatlantic Trade and Investment Partnership). Il trattato coinvolge un totale di circa 820 milioni di cittadini. La somma del Pil di Usa e Ue corrisponde a circa il 45 per cento del Pil mondiale. Si tratta, dunque, di un evento di importanza storica. Una serie di meccanismi ancora non chiari permetteranno una minore attuazione dei dazi da parte degli Usa nei confronti dei prodotti europei, ed, in cambio, la possibilità di esportare prodotti americani nel nostro continente. Appare subito chiaro come, nonostante le migliori intenzioni, tale accordo non possa che assoggettare le piccole produzioni europee ai massimi sistemi lobbistici multinazionali ben radicati nel nuovo continente. Se le piccole produzioni di qualità saranno destinate ad essere surclassate dallo strapotere delle produzioni “industriali” di cibo, talvolta definito “spazzatura”, per le realtà rurali come quelle della nostra provincia si verificherà, paradossalmente, la condizione ideale: ovvero, nell’assoluta incertezza relativa alla provenienza dei prodotti agroalimentari, l’unica possibilità da parte dei consumatori rimarrà esclusivamente quella di rivolgersi direttamente ai piccoli produttori locali del territorio. E così, in un naturale sconvolgimento delle intenzioni lobbistiche e industriali, i cittadini avranno la possibilità di investire sulla bontà del cibo e sulla propria salute, risparmiando comunque su futuri utilizzi di medicinali.
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