Il presidio
Testimonia contro l’ex dietro a un separè
La giovane in aula conferma tutte le accuse: «Non lo voglio vedere». A febbraio lui le bruciò la casa
PISA. Ha chiesto di poter testimoniare dietro a un separè in modo da non poter guardare l’ex compagno che le bruciò la casa. «Non voglio vederlo» è stata la motivazione accolta dal giudice.
L’hanno accontentata Yani Boda, 25 anni, la giovane che il 23 febbraio scorso diventò il bersaglio di Sebastiano Delre, 33 anni, rinviato a giudizio per maltrattamenti in famiglia, minacce, incendio e danneggiamento aggravato.
Davanti al giudice Eugenia Mirani, la giovane, assistita come parte civile dall’avvocato Elena Doria, ha confermato le accuse contro l’ex compagno, difeso dall’avvocato Liliana Vizza. Le lite, la violenza, gli scatti d’ira fino all’epilogo drammatico della casa incendiata.
La 25enne ha risposto alle domande del pm, Lydia Pagnini, ricordando i fatti per i quali il giovane è ancora in carcere.
«Ti sto bruciando la casa» fu l'sms inviato da Delre all'ex convivente con la quale la sera prima aveva discusso proprio in quel rustico in via dei Mulini 14 a Molina di Quosa che di lì a pochi minuti diventò un falò.
Per l’accusa non solo l’imputato aveva bruciato la casa, ma a quel gesto aveva anche minacciato di morte, sempre via sms, la madre di suo figlio.
«Quello che è successo è molto grave. Sono davvero provata» aveva detto al "Tirreno" Yani Boda che anche ieri, accompagnata dalla mamma, è apparsa ancora scossa nel rivivere quell’episodio. E, soprattutto, nel ritrovarsi a pochi metri dal suo ex.
«Siamo tornati a casa insieme – fu il racconto di Yani al nostro giornale –. Durante la discussione gli ho confermato che avevo deciso di lasciarlo. Abbiamo litigato. Ma non è stato un litigio violento. Dopodiché sono tornata a casa di mia madre. Non si è fatto sentire fino a stamattina (lunedì 23 febbraio, ndr). E poi stamani (lunedì, ndr) è successo tutto».
L'effetto scatenante del rogo sarebbe stata l'ennesima lite tra quella che ormai era una ex coppia. Ma solo lei lo sapeva. Lui si ostinava a pensare il contrario. Capace di reagire al rifiuto di tornare insieme bruciando la casa con dentro i ricordi di un amore finito. E irrecuperabile.
Nel corso dell’udienza sono stati sentiti altri testi citati dall’accusa. Prossima udienza a dicembre per l’esame dell’imputato e la possibile sentenza.(p.b.)
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