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Pisa

«Un punto di riferimento per tutta la maggioranza»

«Un punto di riferimento per tutta la maggioranza»

La soddisfazione del sindaco Filippeschi per l’elezione di Viale a segretario Pd Ilario Luperini contrario: non si è voluto cercare veramente un candidato unitario

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PISA. «Giovanni Viale è stato eletto segretario cittadino del Pd con una maggioranza di voti molto larga. Credo sia una buona notizia per tutti. Per il Pd che ritrova una guida per rispondere alle sue responsabilità e rinnovarsi. Per la maggioranza politica che governa Pisa che chiedeva un punto di riferimento per rilanciarsi». Così il sindaco Marco Filippeschi sull’elezione di Viale, che un anno fa ha chiamato in Provincia come dirigente dopo che era stato eletto presidente.

Una buona notizia «anche per le opposizioni - prosegue - che troveranno un interlocutore capace di tenere alto il livello del dibattito pubblico sui progetti ed i bisogni della città. Poi per le tante forze rappresentative della società cittadina, dalle associazioni d’impresa al volontariato sociale e culturale, che hanno conosciuto Viale nella sua esperienza di amministratore e sanno apprezzare l’investimento positivo fatto dal Pd per vincere le sfide che Pisa deve giocare».

Interviene anche il segretario provinciale Pd Alessio Lari: «In questi giorni ho avuto modo di parlare con quasi tutti i membri dell’assemblea, ho raccolto tanta voglia di partecipare e di essere protagonisti delle nuove sfide della città. Pisa ha un grande patrimonio politico e culturale, dobbiamo metterlo a frutto in una forma partito moderna. Questa è la maggiore sfida che abbiamo davanti e sono certo che Giovanni saprà interpretarla al meglio e nell’interesse di tutti».

Al contrario esprime «delusione e amarezza» Ilario Luperini, ex presidente del Teatro Verdi. «Non tanto per i risultati e neppure per la persona Giovanni Viale - scrive in una nota -. Ma soprattutto per il modo in cui si è arrivati all’elezione. Prima di tutto perché invece che ricercare un percorso unitario, possibile se la volontà di tutti fosse stata davvero unitaria, si è preferito votare su una candidatura rigidamente precostituita. Poi perché una proposta tesa alla ricerca di un accordo non è neppure stata messa in votazione, fatto veramente grave in un partito che ama definirsi democratico: si chiedeva di soprassedere per un momento alle votazioni e provare a discutere. Niente. Infine per una procedura che profuma di vecchio e che impedisce un reale confronto: aprire le votazioni mentre il dibattito era appena cominciato. Tanti sono venuti a votare, in pochissimi hanno ascoltato. Così non si costruisce un partito unitario e aperto al confronto, ma si avvalora la contrapposizione in correnti e l’assuefazione ai voleri del capo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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