Il Tirreno

Pisa

Fiume Morto, il mistero del serbatoio

di Mario Neri

Scoperto durante i carotaggi effettuati alla caserma Gamerra per capire da dove provengono gli sversamenti di gasolio

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SAN GIULIANO TERME. È rispuntato dopo anni. Nessuno ne ricordava l’esistenza, nessuno ne aveva trovato traccia negli archivi e nelle mappe della Gamerra. Interrato, inabissato nel sottosuolo della caserma e mai più utilizzato. È stato rinvenuto proprio in questi giorni di scavi e indagini un serbatoio che potrebbe essere la chiave per individuare l’origine degli sversamenti che da mesi inquinano il Fiume Morto all’altezza di Gello con grandi masse di idrocarburi.

A fare la scoperta, la ditta incaricata dai vertici del Centro di addestramento per paracadutisti della Folgore di svolgere carotaggi e analisi proprio per capire da dove provengano le continue fuoriuscite di gasolio che invadono il torrente nel tratto vicino alla frazione di San Giuliano. Contaminazioni a singhiozzo, che si manifestano puntuali dopo una giornata di piogge intense. Si tratterebbe di una vecchia cisterna che anche i tecnici dell’Arpat hanno ispezionato. Non è chiaro se possa essere quella la causa degli sversamenti ma potrebbe comunque essere un’indicazione, una traccia da seguire. Nascosti sottoterra - si teme - potrebbero esserci altri serbatoi o contenitori interrati da cui fuoriesce il gasolio che si riversa nel Fiume Morto. Insomma il ritrovamento potrebbe essere la chiave per risolvere quello che ormai sembra un rebus senza soluzione. Sia militari che Arpat però vogliono fare presto, anche perché il rischio più grande è il gasolio torni ad insidiare la superprotetta riserva di San Rossore così come successo dopo il nubifragio del 24 agosto. Quello sversamento costrinse il direttore dell’Ente Parco Andrea Gennai a presentare un esposto contro ignoti alla Forestale. «Si rischiano danni incalcolabili per la riserva». Sul caso, da allora, anche la procura ha aperto un’inchiesta.

Ma l’indagine non è servita a fermare l’inquinamento. Giovedì scorso, a ventiquattr’ore da una nuova ondata di maltempo, sul Fiume Morto sono ricomparse le macchie iridescenti di gasolio. Sono subito scattati i sopralluoghi di Arpat. Le ispezioni sono andate aventi per due giorni e si sono concentrate prima alle Maggiola e in località “I Passi”. Una serie di sopralluoghi che l’Arpat descrive in un report ufficiale.

Proprio ai Passi il 15 ottobre vengono rilevate chiazze di idrocarburi e un odore penetrante in tutta la zona. In collaborazione con i militari della Gamerra, i tecnici proseguono ispezionando i tombini della fognatura bianca di via di Gello, all’altezza della caserma. Gli esperti Arpat aprono i pozzeti lungo la strada e via via che si avvicinano al centro di addestramento l’odore di idrocarburi si intensifica. E diventava sempre più marcato in quelli situati tra la porta carraia principale della caserma e quella a nord.

Gli esperti dell’agenzia compiono nuove ispezioni il 16, questa volta al ponte di via di Gello. Anche lì notano iridescenze a pelo d’acqua e il liquido oleoso che fuoriesce dagli scarichi delle fognature delle acque bianche che si gettano nel torrente. Il sopralluogo termina all’altezza del ponte sul Fiume Morto, in località "I Passi", dove l’odore di gasolio questa volta è meno intenso, anche se sull’acqua compaiono di nuovo le chiazze di idrocarburi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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