Il Tirreno

Pisa

La stangata sulle concessioni

Balneari, la Regione quadruplica i canoni

di Daniele Benvenuti
Balneari, la Regione quadruplica i canoni

La protesta degli operatori: «Settore già in crisi, per far quadrare i bilanci dovremo rivedere le nostre tariffe»

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PISA. «Nemmeno il tempo di gioire per una stagione che, almeno come presenze, ha registrato un ritorno seppur timido al segno più, che ci arriva tra capo e collo il raddoppio dei canoni di concessione con la Regione che ha alzato dal 25 al 100% la propria imposta. Una imposta iniqua perché continua a discriminare uno stabilimento rispetto ad un altro solo per la presenza o meno di strutture nell’area demaniale».

Questo il commento a caldo di Alessandro Cordoni, presidente Confesercenti del Litorale e titolare del Bagno Vittoria di Marina di Pisa, al ritocco dell’imposta regionale sui canoni demaniali marittimi.

Chi ha una concessione pagherà la parte demaniale ai Comuni e esattamente lo stesso importo alla Regione; un ritocco che permetterà di incassare 10,35 milioni di euro contro i 2 milioni e 750 mila riscossi nel 2014.

Per qualche imprenditore del nostro litorale sarà un vero e proprio salasso, raddoppiando di fatto quanto già paga al Demanio attraverso il Comune.

Ci sono infatti bagni che arrivano anche a 100.000 euro come canone demaniale, cifra che in egual misura andrà versata anche alla Regione: nella zona di Tirrenia i canoni si aggirano in media sui 40.000 euro, cifre inferiori a Marina. «Scontiamo ancora una volta l’assurda riforma dei canoni demaniali – spiega ancora Cordoni – che ha aggiornato il valore di quelle strutture di non facile rimozione, come sono i bar o i ristoranti, ai parametri del mercato immobiliare. In pratica chi ha il ristorante sull’area demaniale, secondo l’Agenzia delle Entrate deve pagare lo stesso valore di un normale locale che però lavora tutto l’anno. Il problema che sul nostro litorale la linea del Demanio non è uniforme creando disparità tra uno stabilimento e l’altro. Capita che anche due attività adiacenti, paghino una il doppio dell’altro solo perché il ristorante ricade o meno dell’area comunale. Un bagno di piccole dimensioni come il mio – insiste Cordoni – pagava 10.000 euro di canone e adesso dovrà pagarne altrettanti alla Regione».

Tutto questo ovviamente potrebbe influire sulle tariffe che sul nostro litorale gli operatori avevano tenuto ferme negli ultimi anni.

«Questo raddoppio è un fulmine a ciel sereno – dichiara Sergio Sighieri, del direttivo Sib Confcommercio e titolare del Bagno Tirrenia – che aumenta i problemi di una categoria che sta vivendo anni difficili a cominciare dalla questione Bolkestein. Per i nostri bilanci un aumento del genere diventa difficile da sostenere con i prezzi che avevano tenuto fermi in questi anni. Senza considerare la sperequazione che a questo punto diventerà incolmabile tra una attività e l’altra, solo per la presenza o meno di strutture non rimovibili sulle aree demaniali».

Eppure l’offerta è la stessa, così come i costi.

«Ci siamo già attivati con la Regione – conclude Sighieri - per capire come sia stato possibile questo provvedimento senza alcuna consultazione con le categorie. Provvedimento che va nella direzione opposta del rilancio del turismo balneare».

Un aumento che si inserisce nella vicenda della messa all’asta delle concessioni voluta dall’Europa per la direttiva Bolkestein.

Il governo sta preparando la riforma delle concessioni in modo da prorogare almeno fino al 2020 il via alle aste (che Bruxelles vorrebbe già dal prossimo gennaio).

Ma la trattativa con la Commissione europea si è interrotta in attesa della sentenza della Corte di giustizia sui ricorsi al Tar di Lombardia e Sardegna proprio per ottenere una proroga, che dovrebbe arrivare la prossima primavera.

In quel momento, per forza, il governo dovrà essere pronto con una legge sul cosiddetto “doppio binario”: all’asta subito le spiagge non in concessione, con delle condizioni che tengano lontane le multinazionali, e proroga per le altre.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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