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Lo inseguono a piedi per 800 metri: preso il “runner” della droga
PISA. Li ha fatti faticare, e anche parecchio, ma alla fine si è arreso. Anche se probabilmente si è incastrato con le proprie mani, anzi le proprie gambe. Ha creduto troppo nelle sue doti da...
PISA. Li ha fatti faticare, e anche parecchio, ma alla fine si è arreso. Anche se probabilmente si è incastrato con le proprie mani, anzi le proprie gambe. Ha creduto troppo nelle sue doti da fondista e troppo poco in quelle dei carabinieri che lo inseguivano. «Basta mi arrendo, mi avete preso, tenete», ha detto ai militari con le mani sulle ginocchia e il fiatone sulle scale del palazzo di via Nino Bixio in cui aveva cercato un nascondiglio, prima di consegnare le 11 stecche di hashish che nascondeva nella borsa. È finita così la corsa da “fuggitivo” dello spacciatore senegalese arrestato sabato mattina dagli uomini del nucleo radiomobile dei carabinieri. Sono riusciti a fermarlo dopo ottocento metri di inseguimento a piedi. Una volata lunga come due giri su una pista di atletica andata in scena fra i passanti nelle vie principali della zona intorno alla stazione. Roba tosta, a metà fra la velocità e la resistenza, fra la potenza e il controllo. Una gara tra forze dell’ordine e malavita sulla strada. Una specie di prova ad armi pari, gambe e fiato a confronto cominciata davanti al punto Snai su via Gramsci. I carabinieri lo guardano, lui ricambia l’occhiata e si lancia nella fuga. I militari scendono dall’auto e accettano la sfida. E la partenza è quasi una disfatta. Il ragazzo, 34 anni, sull’asfalto sembra volare: prima gira sul piazzale della stazione poi svolta in via Mascagni, allunga su via Battisti e tira dritto fino a piazza Sant’Antonio. Lì la prima incertezza, rimonta dei carabinieri. Non ha scelta: deve svoltare su via Nino Bixio. Se la fa tutta quasi fino alla curva con via Romiti ma invece di proseguire decide di buttarsi su un portone di un palazzo. Dopo averlo sfondato a spallate si ferma sul pianerottolo al secondo piano. Non scappava a caso. Dopo l’arresto i militari scoprono che da tempo era sfuggito all’obbligo di firma a Castelfranco di Sotto. Lo cercavano da mesi, per lui era stata emesso dal giudice un decreto di custodia cautelare in carcere. Sempre per gli stessi reati per cui è stato accusato sabato mattina: detenzione di droga a fine di spaccio. Un precedente che gli è costato un aggravante. Così l’Usain Bolt della movida molesta ora si allena al Don Bosco.
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