Il Tirreno

Pisa

«Sergio, ferma i cervelli in fuga»

di Mario Neri
«Sergio, ferma i cervelli in fuga»

L’appello del direttore della Normale al Capo dello Stato «Il Paese non valorizza le competenze dei nostri studiosi»

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PISA. Per la cultura e l'università «dobbiamo fare di più», «si fa qualcosa, ma non è mai sufficiente, bisogna sempre fare di più». In piazza dei Miracoli ha stretto qualche mano, ma niente selfie, figuriamoci, la sovraesposizione proprio non è il suo stile. Sergio Mattarella non ha mai amato il clamore e le celebrazioni rumorose. Vecchia scuola Dc: il potere non è esibizione (alla regola Cossiga qualche eccezione l’ha offerta) ma risoluta riservatezza.

Del resto, del presidente della Repubblica, prima dell’elezione al Quirinale, non si registravano neppure partecipazioni ai talk show. «La determinazione ad agire non è necessariamente espressa dai decibel», professò nel 1991 in una delle rarissime interviste alla radio. Dev’essere per questo che ieri per lanciare il suo messaggio più importante il capo dello Stato ha aspettato che piazza dei Cavalieri fosse semivuota. E anche chi si aspettava un discorso dalla Sala Azzurra della Scuola Superiore rimane a bocca asciutta. A parlare e a far parlare è soprattutto il direttore Fabio Beltram, che di fronte al capo dello Stato, per l’inaugurazione dell’anno accademico, non si risparmia. Quello del normalista è un j’accuse al sistema Italia, incapace di trattenere i cervelli dell’alta scuola, di riconoscere il loro valore perché - dicono i dati - il 70%, dopo il dottorato, se ne va all’estero. Beltram ricorda i successi della Scuola fondata da Napoleone nel 1810, sottolinea il primo posto italiano nelle classifiche internazionali, il sesto posto mondiale nel ranking di Shanghai. Parla di un’università che negli ultimi anni «ha saputo rinnovarsi», perfino vincendo «resistenze interne», e grazie a un corpo docente giovane, «di cui l'età media è calata di 5 anni». Il presidente ascolta, e insieme a lui il governatore Enrico Rossi, che gli siede accanto, il sindaco Marco Filippeschi, il prefetto Attilio Visconti, i deputati pisani, il rettore dell’università statale Massimo Augello e quello della Sant’Anna Pierdomenico Perata. Ma il suo discorso punta soprattutto a Mattarella. Beltram spera che porti il suo messaggio al governo. «È inutile produrre altri regolamenti, leggi o leggine, avrebbero il solo effetto di rendere ancor più farraginoso il funzionamento del sistema universitario». Piuttosto si pensi a distribuire soldi in modo equo. Gli atenei che «reclutano al ribasso» «docenti mediocri» o «solo al proprio interno» devono essere puniti, dice, «i non virtuosi devono ricevere un segnale forte nel momento della ripartizione delle risorse».

Ma nel mirino del direttore ci finisce anche il sistema Italia, «l'incapacità del nostro Paese di intercettare lo straordinario patrimonio di competenze e innovazione dei normalisti che troppo spesso decidono di andare all'estero» e quella di troppe imprese che «non sanno apprezzare il valore di una preparazione di alto livello». Mattarella ascolta, in sala annuisce, ma non interviene ufficialmente. A pranzo nella sala delle Vittorie, al secondo piano di Palazzo della Carovana, conversa con Rossi, al governatore chiede della ripresa in Toscana. Con Beltram, Augello e Perata i temi sono ancora università e Normale. Del resto lui è davvero un ospite d’onore, l’anno scorso, a settembre, era stato uno dei prof ai corsi di orientamento a San Miniato. «Da quest’anno si trasferiranno tutti lì», dice Beltram. E peccato che il presidente non abbia tempo per visitare la Domus Mazziniana. A tre anni dal’inaugurazione, «apre finalmente alle visite delle scuole», anche se solo su prenotazione e grazie agli Amici dei Musei e dei Monumenti pisani. La conversazione scorre, il menu è leggero: risotto al pecorino, orata e verdure e crostata.

Ore 14, Mattarella saluta e scende le scalinate verso la piazza. Pacato, sereno, sorridente, abito blu e cravatta intonata a pois. «È la prima inaugurazione di anno accademico a cui partecipo da presidente. Non è un caso – dice – Pisa con la Normale, la Sant'Anna, la Statale, con le sedi universitarie e con gli altri centri di ricerca è un polo di riferimento importantissimo per il nostro Paese. Affianca questo profilo così importante a quello industriale, turistico, alla grande presenza di studenti di Italia e non solo. Va sottolineato il grande contributo che su diversi versanti Pisa offre al nostro Paese».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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