Il presidio
Banda dello spaccio cinque condanne
Le sentenze dell’operazione “Bolla”: al “capo” inflitti 11 anni Allestito un laboratorio per confezionare i panetti di droga
PISA. La Cassazione conferma la sentenza della Corte d’Appello di Firenze per cinque persone, quattro uomini e una donna, riconosciuto colpevole, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata alla detenzione e allo spaccio di droga.
È uno dei numerosi rivoli processuali, sfociati davanti alla Suprema Corte, della maxi operazione “Bolla” condotta dai carabinieri e dalla Dda di Firenze su un smercio di sostanze stupefacenti avviato su vasta scala a livello regionale e con incursioni anche nel resto d’Italia. I carichi di eroina e cocaina arrivavano da Albania e Afghanistan. Nel dicembre 2012 ci furono decine di arresti dopo oltre due anni di indagini con albanesi, italiani e tunisini coinvolti. Già in appello le pene erano state ridotte ai cinque che avevano, comunque, fatto ricorso in Cassazione. L’esito è stato un rifiuto sia nella richiesta di annullamento delle sentenze sia nuovi processi.
Le condanne. Per Indrit Alla, 45 anni, albanese, sono stati confermati 11 anni, 2 mesi e 20 giorni; Fatos Askushaj, 43 anni, albanese, un anno e 9.000 euro di multa; Rosanna Mottola, 44 anni, in quegli anni residente tra Tirrenia a Pisa, 5 anni 4 mesi e 15 giorni;Pietro Picazio, 35 anni, 3 anni 8 mesi e 18.000 euro di multa; Armand Tahiri, albanese, 39 anni, 4 anni e 8 mesi.
Laboratorio per confezionare la droga. Alla, all’epoca marito di Rosanna Mottola, era considerato il capo dell’associazione a delinquere finalizzata «alla commissione di una serie indeterminata di delitti di acquisto, vendita, commercio, trasporto di sostanza stupefacente dotandosi di telefoni cellulari di servizio e di mezzi di trasporto da impiegare in comune nell'attività illecita, di un immobile (a Capannoli, ndr) da usare in comune come base logistica all'interno del quale veniva installato un laboratorio di preparazione della droga al consumo con pressa idraulica e bilancia elettronica di precisione».
Le zone di spaccio. Lo spaccio non si concentrava solo nel centro storico di Pisa, ma anche in diversi paesi dei dintorni e della provincia: da Calci a Vicopisano, da Bientina a Castelfranco di Sotto, Santa Croce, Buti, Pontedera, per estendersi anche alle province di Livorno, Massa, Lucca e Firenze. I mercati della banda toccavano le piazze di Altopascio, Montignoso, Fucecchio, Lamporecchio, Castelfiorentino, Empoli, Vinci, Montelupo, Montespertoli, Cerreto Guidi, Capraia a Limite, Arezzo. Un traffico che in ogni caso si estendeva anche al di fuori della Toscana, fino in Sicilia (a Ragusa e Messina) e Sardegna e in parte del Centro Nord, da Ancona a Bologna, Genova, Torino, Padova, Novara e Milano. L'eroina arrivava in Italia attraverso la Grecia e l'Albania, dalle piantagioni dell'Afghanistan e della Thailandia, dando vita ad un enorme giro di affari, in cui proventi, a volta anche con l'aiuto di italiani (tutti sotto inchiesta) venivano trasferiti in Tunisia attraverso i circuiti internazionali money transfer.
Pietro Barghigiani
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